Mi basta una vita

Stamattina tornavo dall’aeroporto, procedendo piano, sulla tangenziale intasata. La radio era sintonizzata su radio24, volevo ascoltare le notizie.
Invece del giornale radio, c’era l’inconfondibile voce di Gianluca Nicoletti, giornalista e conduttore televisivo, sperimentatore fanatico delle nuove tecnologie di comunicazione, già conduttore del Golem, nonchè giurato nella trasmissione “La pupa e il secchione“.
Il programma (si chiama Melog, l’ho scoperto poi, “scandaglia il social network Facebook e cerca nuovi modi per entrare in connessione con gli ascoltatori” ) era già iniziato e Nicoletti stava parlando di macchine relazionali, della desuetudine della messaggistica istantanea.
Di nuove vite, di protesi di individui disseminate nella rete in Second Life, Facebook e Myspace.
Della generazione “look at me” (guardatemi), delle immagini che riempiono Youtube e Flickr. Della vita raccontata e denudata nei blog.
Aggiungeva che non c’è niente di male in tutto questo, perchè potremmo ben paragonare queste nuove perversioni a certo voyerismo della letteratura (?)
Che tanto questa è la realtà, la contemporaneità, e dunque tanto vale viverci dentro.
Tra una esternazione e l’altra, c’erano le telefonate delle sue grupies.
Infatti, dopo che si è creato una nuova vita su Facebook, in pochissimi giorni, gli iscritti al suo gruppo sono cresciuti in modo esponenziale. Si trovano, si conoscono, si cercano si accoppiano, s’ingelosiscono.
Raccontava, infatti, di una lei che nella nuova vita su Facebook aveva scelto di essere lesbica e della gelosia dell’altra, perchè intanto, lei (quella che nell’altra vita era etero) era entrata a far parte delle grupies di Nicoletti.
Per fugare i dubbi dell’altra, chiedeva a Nicoletti che, non solo le firmasse la maglia della Passione (una maglia rosso fuoco che viene firmata a richiesta su radio24), ma che scrivesse pure una frase per sottolineare il disinteresse eterosessuale della stessa.
Spiegava Nicoletti che è una necessità senza distinzione di sesso ed età, quella di farsi una nuova vita.
Difatti, veniva passata, in studio, la telefonata di una signora di settant’anni (grupie pure lei?) che chiedeva di farsi scrivere sulla maglietta una frase benaugurale.
Io mi ricordavo un Nicoletti pacato, quasi ieratico, me lo sono ritrovato esagitato, irrefrenabile. Ho temuto che uscisse dalla radio. Indiavolato.
Tempo fa, mi iscrissi pure io, a Second Life. Mi annoiai subito, neppure il tempo di rifarmi la faccia. Ho provato ad entrare, ma ho dimenticato chissà dove nick e pw.
Così, per verificare la conversazione di Nicoletti, ho cercato di registrarmi su Facebook. Risultavo iscritta pure là, ma egualmente, non ricordo né il nome né la pw.
Il bugiardo deve avere una buona memoria si diceva, un tempo.
Sono, notoriamente bugiarda, con la propensione alla rimozione.
Meglio così, non vorrei che qualcuno mi venisse incontro dicendomi “Ciao Cleo, da quanto!”
“Marcantonio, ricordi?”
Frank Sinatra – The Lady is a Tramp
C’è gente al mondo che non ha neanche First Life
hai dimenticato badoo.
a mio avviso, non dà tanto problemi l’esibizionismo di quelli che mettono la propria vita in piazza… quanto il fatto che, spesso, in quelle foto, compari anche tu. e non hai firmato nessuna liberatoria.
Badoo, è territoriale.
Acc… non ti ho fatto firmare la liberatoria
@lilla, ho visto badoo (da fuori). C’è uno che ha appena messo 76 fotografie… ma sì esageriamo (come Pollicino, dovesse perdersi)
Second Life non l’ho mai provato. Mi sembra più o meno un giochino, e a meno di non entrare in fissa troppo male non può fare, credo. I blog a me piacciono molto perché credo ridefiniscano completamente il concetto di intimità. E’ vero però che si è sempre detto che ci sono cose che si possono rivelare solo agli sconosciuti…
@Spikette, in effetti, con cautela, in gioventù… mi preoccupano gli “adulti” (così non si offende nessuno)