Le stazioni, dice lui.
Gli adii, scrive lui.
Gli incontri e gli appuntamenti, penso io.
Quelli di F.
“Hai gli occhi delle madonne bizantine” diceva.
“L’allegria delle ragazze della provincia, che si lasciano scopare tra i campi”, rideva.
Era venuto via dal suo paese, per proteggersi, in città.
Per poter camminare e marciare. Tenere per mano, le compagne. Danzare con le streghe.
I compagni del servizio d’ordine, la sera, lo accompagnavano.
Poi gridammo “tutti a casa”.
Lui andò in stazione, a fare marchette.
Lo incontrai, per caso, quella mattina.
Fece finta di non conoscermi.
Mi venne da piangere, più del dolore e della rabbia. Mi metteva tra quelli che non capivano, giudicavano.
[Aveva ragione lui. Non capivo]
Lo ritrovai, sempre in stazione, anni dopo. Avevo mia figlia, per mano.
La presi in braccio “lui mi diceva che ho gli occhi delle madonne bizantine”.
I bambini sorridono a quelli buoni.
Ci lasciammo con quel sorriso.
Non l’ho più incontrato, in stazione.
E morto, mi hanno detto.
Madonne bizantine
Pubblicato 1 Aprile 2008 le storie Lascia un commentoTags: 1977, memoria, stazioni, storie
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