
Dice il proverbio.
Ogni anno, nel mese di aprile, ci sono aggiornamenti sulla costante moria delle api.
L’anno scorso, a lanciare l’allarme fu una università americana e la notizia apparve sull’Independent.
Il fenomeno – chiamato Colony Collapse Disorder (CCD) – si era verificato inizialmente negli Usa, estendendosi poi anche all’Europa, dove era stato segnalato da numerosi apicoltori.
In pratica, affermavano i ricercatori, è colpa delle radiazioni dei cellulari e degli altri gadget hi-tech se le api perdono l’orientamento e non sanno più dove devono andare per svolgere il loro compito di impollinatici. (corriere.it)
Quest’anno invece, l’allarme proviene dai contadini italiani che denunciano la moria delle api, nelle regioni del centro-nord, e anche in quelle del sud (in Calabria, particolarmente), per colpa dei “neonicotinoidi” nelle sementi in agricoltura” (Ansa)
Per questo verra’ istituita una task-force nazionale della quale faranno parte le Istituzioni, la Ricerca, le Organizzazioni degli Apicoltori e degli Agricoltori, le Case Farmaceutiche e le Regioni, per l’attuazione di un piano di monitoraggio nazionale su tutte le cause delle moria di api.
In effetti, intorno agli agrumi in fiore (in giardino) girano pochissime api.
Devono fare una faticaccia tremenda e non possono sperare nell’aiuto di flussi regolarizzati di api immigrate, extracomunitarie.
Bisognerà che i contadini smettano di essere nemici della natura, e delle coltivazioni.
E dovranno capirlo in fretta, se è verosimile l’affermazione che “se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita”
L’ape e la pecora, nell’april danno la pelle
Pubblicato 22 Aprile 2008 le storie 3 CommentsTags: ambiente, api, CIA, FAI, neonicotinoidi, scomparsa, sementi conciate, telefonini
Mio suocero e suo suocero avevano alcune arnie dietro casa.
Quella che adesso è casa mia.
Ma mio suocero e suo suocero sono morti a venti giorni di distanza l’uno dall’altro e nessuno ha poi potuto occuparsi delle api.
Le ho viste sciamare, ho visto loro recuperare lo sciame.
Uno spettacolo affascinante.
Parlare di api mi ricorda sempre due uomini cui ho voluto e che mi hanno voluto bene.
Non mi faccio un problema se sia di Einstein o no la frase, fatto sta che di api se ne vedono veramente poche, così come sono pochissime le rondini….
Oggi è il 35° Giorno della terra: dovremmo ricominciare ad amare questa terra sfruttata, maltrattata, con tutte le conseguenze che seguono….. che ancora continua a nutrirci, ad acoglierci senza ricevere riconoscenza e rispetto…
@Fausta è vero, ho notato anch’io che ci sono pochissime rondini. Viceversa aumentano le gazze, “le spazzine”.