api
Dice il proverbio.
Ogni anno, nel mese di aprile, ci sono aggiornamenti sulla costante moria delle api.
L’anno scorso, a lanciare l’allarme fu una università americana e la notizia apparve sull’Independent.
Il fenomeno – chiamato Colony Collapse Disorder (CCD) – si era verificato inizialmente negli Usa, estendendosi poi anche all’Europa, dove era stato segnalato da numerosi apicoltori.
In pratica, affermavano i ricercatori, è colpa delle radiazioni dei cellulari e degli altri gadget hi-tech se le api perdono l’orientamento e non sanno più dove devono andare per svolgere il loro compito di impollinatici. (corriere.it)
Quest’anno invece, l’allarme proviene dai contadini italiani che denunciano la moria delle api, nelle regioni del centro-nord, e anche in quelle del sud (in Calabria, particolarmente), per colpa dei neonicotinoidi” nelle sementi in agricoltura” (Ansa)
Per questo verra’ istituita una task-force nazionale della quale faranno parte le Istituzioni, la Ricerca, le Organizzazioni degli Apicoltori e degli Agricoltori, le Case Farmaceutiche e le Regioni, per l’attuazione di un piano di monitoraggio nazionale su tutte le cause delle moria di api.
In effetti, intorno agli agrumi in fiore (in giardino) girano pochissime api.
Devono fare una faticaccia tremenda e non possono sperare nell’aiuto di flussi regolarizzati di api immigrate, extracomunitarie.
Bisognerà che i contadini smettano di essere nemici della natura, e delle coltivazioni.
E dovranno capirlo in fretta, se è verosimile l’affermazione che “se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita” ;)