Chi semina desiderio raccoglie oppressione
Non avevo voglia di fare un post su questo libro (che mi ha prestato mia figlia), perché la lettura, seppure piacevole, non mi ha particolarmente ispirata.
Poi abbiamo perso le elezioni, e scoperto che le masse lavoratrici votano la destra e la lega.
“Perché leggono l’Ideologia tedesca” mi sono detta. “In realtà sono ricci, ed eleganti”.
“Nascondono la loro vera natura colta e sensibile, per non finire nella boccia, come i pesci rossi”
Il libro è “L’eleganza del riccio”, una commedia che ha avuto molto successo in Francia, e pure in Italia.
L’autrice è Muriel Barbery, una docente di filosofia.
La storia si svolge in un condomino, al n.7 di via Grenelle (esiste, ma è un negozio Prada) idea simpatica e brillante quella di raccontare la vita degli abitanti di un intero caseggiato, ma già utilizzata dal cinema francese, per il (delizioso) film “Ognuno cerca il suo gatto”.
Protagonista, Renée, cinquantaquattro anni, da ventisette portinaia di un bel palazzo privato con otto appartamenti di gran lusso. Vedova, bassa, brutta, grassottella, che non ho studiato, povera, discreta e insignificante, non solo ha letto Marx, ma fa osservazioni argute sulla fenomenologia di Husserl, ha un culto assoluto per Lev Tolstoj, apprezza e conosce la musica classica e i film di Ozu.
L’altra protagonista è Paloma, una ragazzina ricca, che vive nel condominio.
Nonostante la giovane età ha capito perfettamente il senso dell’esistenza (ad inseguire le stelle, la gente finisce come un pesce rosso in una boccia) e per questo ha deciso di farla finita, il giorno del suo tredicesimo compleanno.
Il racconto, procede attraverso le riflessioni e le dissertazioni (eccessive) delle due protagoniste, all’interno di questo condominio ricco e snob, che non sa riconoscere, dietro lo stereotipo di facciata, la ricchezza d’animo e l’eleganza di Renée e Paloma.
Eccetto monsieur Kakuro Ozu, il nuovo inquilino giapponese, che scoprirà la verità e lo splendore dell’anima delle coinquiline.
Questo è l’incipit.
«Marx cambia completamente la mia visione del mondo» mi ha dichiarato questa mattina il giovane Pallières che di solito non mi rivolge nemmeno la parola.
Antoine Pallières, prospero erede di un’antica dinastia industriale, è il figlio di uno dei miei otto datori di lavoro. Ultimo ruttino dell’alta borghesia degli affari – la quale si riproduce unicamente per singulti decorosi e senza vizi -, era tuttavia raggiante per la sua scoperta e me la narrava di riflesso, senza sognarsi neppure che io potessi capirci qualcosa. Che cosa possono mai comprendere le masse lavoratrici dell’opera di Marx? La lettura è ardua, la lingua forbita, la prosa raffinata, la tesi complessa.
A questo punto, per poco non mi tradisco stupidamente.
«Dovrebbe leggere L’ideologia tedesca» gli dico a quel cretino in montgomery verde bottiglia.
Per capire Marx, e per capire perché ha torto, bisogna leggere L’ideologia tedesca. È lo zoccolo antropologico sul quale si erigeranno tutte le esortazioni per un mondo migliore e sul quale è imperniata una certezza capitale: gli uomini, che si dannano dietro ai desideri, dovrebbero attenersi invece ai propri bisogni. In un mondo in cui la hybris del desiderio verrà imbavagliata potrà nascere un’organizzazione sociale nuova, purificata dalle lotte, dalle oppressioni e dalle gerarchie deleterie.
“Chi semina desiderio raccoglie oppressione” sono sul punto di mormorare, come se mi ascoltasse solo il mio gatto.
Ma Antoine Pallières, a cui un ripugnante aborto di baffi non conferisce invece niente di ferino, mi guarda, confuso dalle mie strane parole. Come sempre, mi salva l’incapacità del genere umano di credere a ciò che manda in frantumi gli schemi di abitudini mentali meschine. Una portinaia non legge L’ideologia tedesca e di conseguenza non sarebbe affatto in grado di citare l’undicesima tesi su Feuerbach. Per giunta, una portinaia che legge Marx ha necessariamente mire sovversive ed è venduta a un diavolo chiamato sindacato. Che possa leggerlo per elevare il proprio spirito, poi, è un’assurdità che nessun borghese può concepire.
«Mi saluti tanto la sua mamma» borbotto chiudendogli la porta in faccia e sperando che la disfonia delle due frasi venga coperta dalla forza di pregiudizi millenari. »
[Muriel Barbery L'eleganza del riccio, edizioni e/o]
questo è proprio il libro che pensavo di leggere a breve
Leggetelo è bellissimo.
lo compro
Quando si dice “chi ben comincia”, indubbiamente l’autrice e le due traduttrici hanno saputo fare bene il loro lavoro.
Il libro è zeppo di frasi e brani fatti apposti per essere “citati”. Bene bene, sono tentata dal raccontarvi la trama
sono piacevolmente colpita da questo bookcrossing virtuale…. lo terrò presente PROMESSO!
Ma dovete anche leggere “L’Ideologia tedesca” e studiare la fenomenologia, ascoltare Mahler e Purcell e adorare Tolstoj.
Cosa che io faccio abitualmente!
Mi manca la visione di Ozu. Spero, a quel punto, che si faccia vivo, anche con me, un monsieur Kakuro
http://www.nonzero.it/game/kakuro/24
Questo kakuro qui fa perdere la testa…. almeno a me che ho da sempre una lite in corso con la matematica….
io, a Parigi, avevo l’albergo in Bvd De Grenelle e sono stata al mercato di Rue Du Bac.
per il resto, il libro è un po’ pretenzioso.
un po’ tanto.
Ma dai Lilla, me l’hai detto e l’ho dimenticato? e c’è il negozio Prada? (vabè che a te…che te frega)
no, no. Rue De Grenelle è una traversina piccinapicciò di Bvd De Grenelle…nessuno la nota…
http://aureliovalesi.splinder.com/post/16909910
Ho letto, che mi vuoi dire?
orrido. di una banalita` e con tantissimi cliche`. senza nuance. perche` piace???
Anna, una mia amica non più giovane mi ha risposto: “perchè è la storia di una signora di una certa età, comunista, ma è finalmente una storia romantica, peccato per il lieto fine, ma possiamo immaginare uno migliore”