
Pioveva fuori.
Aprii il libro di Odisseo
e il libro cominciò con la sconfitta.
Sotto, immaginai, c’era la fitta
schiera di cimieri e alte controcielo
le aste dei barbari di Grecia;
sulle muraglie rosse,
ma in lontananza, e delicate come
il verde degli steli fra le pietre,
quelle dei fanti d’Ilio sbigottiti.
L’incantatore greco,
qui mi conduce e qui trema – pensai –
in mezzo a questa piana di polveri e di terre
che hanno veduto rompersi difesa
e forza e rovinare all’urto
del combattente acheo
le armi d’Ettore, il fuoriclasse d’Asia.
Pioveva fuori,
dentro l’oscillare del pendolo
tagliava minuti e il frusciare
teso dei fogli.
Per tre volte intorno alle mura
e trenta miglia almeno,
legati gli stinchi al carro di guerra,
sconcio e scempio facendone,
Achille trascinò le spoglie
del principe di Priamo
finché, estenuata, la ferocia
ricadde come polvere sul campo.
Lì posava la testa bruna d’Ettore
e potevi vedere
di sotto le palpebre malchiuse
il bianco delle sclere rovesciate
e potevi sentire,
ma prima che Achille in alto levasse
via nel cielo
asta di frassino e urlo di vittoria,
salire dal corpo del vinto
il silenzio del vincitore vero.
[Pierluigi Cappello, via poesia.it]
Quell’immagine era (anzi è, perchè il libro è sempre nella mia libreria) sulla copertina dell’Iliade su cui ho studiato, un testo fitto di appunti a lapis: l’insegnante d’Italiano era una donna meravigliosa che ci ha fatto amare Omero e la sua poesia…
Se questa lirica di Cappello non fosse tutta così intensa e vera, basterebbe l’ultimo verso per dirne la bellezza.
P.S. Grazie Angela, solo ora mi sono accorta di quella “fierucola” che hai messo tra le letture…… questa montagna incantata è una delle “panchine” (come dice Massimo) dove mi piace riposare….
Fausta, anche la “mia” Iliade ha quella immagine ed è fitta fitta di appunti a lapis
Sono io che devo ringraziare te. Ci porti in giro per mercati, nella bella Firenze, senza che muoviamo un passo, con un racconto attento e ricco di particolari. Vuoi mettere… smackk