Il giornalismo in mutande

Marco Belpoliti, sulla Stampa di oggi scrive di mutande. Un articolo di costume, come si dice.
A parte le ovvietà sull’esibizione e il narcisismo, nonchè sulla femminilizzazione della moda maschile, e brevi cenni sulla storia della mutanda, il critico e scrittore comunica la novità: l’uso da parte dei giovani (e meno giovani) maschi, della mutanda, con elastico griffato “che spuntava dal calzone, dietro la schiena“.

Belpoliti, ma cosa scrive, saranno quattro cinque anni che va questa moda (in USA molto di più).
Gli stilisti ci hanno costruito profitti, intorno, se è vero, come diceva Dolce o Gabbana, un anno fa (forse due) da Fazio a “Che tempo che fache l’accessorio moda è importante, siccome non tutti possono permettersi il capo firmato – con quei prezzi – così con solo 25, 30 euro grazie alla mutanda con la scritta D&G (o CK o Tommy) – a vista – si sentono, egualmente, parte di quel mondo dei ricchi.

Le mutande con l’elastico griffato, a vista, non fanno notizia.
E neppure quelle in cui trans/ita il giornalismo italiano.

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