Diario della notte
- Penso a Issa, uomo di poche parole:
il mondo di rugiada
è il mondo di rugiada.
Eppure…
Eppure…
- Tre parole contengono
tutto il certo che sappiamo della vita ventura,
o dell’ultima: Chiudi gli occhi.
Tutto il resto è diceria,
finti specchi, finestre cieche
abbaglianti come vetro istoriato
nell’irriducibile sole.
- Io scrivo con inchiostro visibile,
parole nere che scompaiono se sollevate nella luce -
io scrivo
per dimenticare, non per ricordare,
parole come migliaia di frammenti di pellicola
esposti al sole.
Non vedo mai nient’altro che il fondo.
- Tutti vogliono raccontare la loro storia.
Dicono i cinesi che viviamo nel mondo delle diecimila cose,
Ognuna delle diecimila cose
ci urla
precisamente nulla,
la melodia d’un silenzio ormai compreso,
parole come contrassegni,
ramonti embolici che s’essiccano dietro la lingua.
Se fossimo così eloquenti,
se il nostro dire potesse come la passiflora spargere la buona novella,
le sue candele votive
fosforescenti e articolate nell’alone verde
di primavera, di certo qualcosa sentirebbe la nostra voce.
- Anche una scheggia di bellezza
è bellezza ostica alla mente,
parole color del vento
in movimento là sui campi
confuse dal vento e dal vento sbalzate,
astratte come luccichìi d’acqua,
i campi color del leone e color della corda
come in un dipinto del Paradiso,
i corpi che languono sopra il cielo
trascinando le loro buie identità,
vanno alla deriva e colano nel nulla
dietro di loro
in movimento là sui campi
come si muovono le parole, lentamente, trascinando le loro buie identità.
- Le nostre parole, come baci soffiati, sono inghiottite da fantasmi
lungo il cammino,
le loro mete smarrite
in un tocco di splendore infinito:
com’ è sempre distante ogni cosa,
e tuttavia vicina,
musica che comincia a salire come fumo sotto gli alberi.
- Gli uccelli attaccano un chiasso atonale
non sincopato
da un albero all’altro,
canti di rugiada
le cui canzoni non hanno parole
da un albero all’altro
quando la notte si mette le sue lenti scure,
una su questa fronda, altre due là dietro.
- Le parole, come tutte le cose, còlte nella loro finitudine.
Qui iniziano, qui finiscono
per quanto in alto si sollevino -
io lo so, e questo è il mio castigo,
e non amo mai nulla così tanto
da imprimere in me un marchio
e calarmi di colpo nella beatitudine.
Charles Wright
[Antologia, Jaca Book]
Mi hai commossa.
aicha
Wright, semmai. Io le propongo e sono contenta se vi piacciono. Abbraccio
No Ange intendevo quello che ho scritto…
occorre avere una sensibilità particolare per apprezzare cose così belle e desiderare poi condividerle con altri…
aicha
@Aicha, grazie.
Che bella! Conoscevo solo questi due versi: “Io scrivo con inchiostro visibile,
parole nere che scompaiono se sollevate nella luce” e volevo leggerla tutta…. mi hai letto nel pensiero?