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Neil Young [Arena di Verona]

Il concerto è iniziato con un’ora di ritardo ed è durato un’ora e tre quarti.

Rock ruvido e tirato, per tutto il tempo; c’era anche il chitarrista Ben Keith (amico dai tempi di Harvest). [E' saltata, ovviamente, la parte acustica]

Sul palco lo stesso ragazzo, matto, che ha scritto, tempo fa questa. L’ha fatta ascoltare anche ieri sera.

Annotazioni: non c’era il “tutto esaurito“, anzi c’erano molti posti vuoti tra le tribune numerate, solo qualcuno, nel parterre vip.
Tra i personaggi noti c’era il solito Liguori (l’ho visto altre volte ai concerti a Verona) e Vinicio Capossela, accompagnato da una ragazza molto elegante, in stile Audrey Hepburn (per l’eleganza e per magrezza).
La temperatura era di 36 gradi, percepita oltre i 40.
Sul palco una ricca strumentazione: un pianoforte a coda multicolore; tante chitarre, elettriche, acustiche; un organo a canne, un piano traverso (da saloon), il banjo.
Inoltre c’era una statua in legno di un indiano e un grosso ventilatore.
Un artista dipingeva, su grosse tele, i titoli della canzoni che venivano eseguite.
Neil Young era vestito di chiaro, leggermente ingrassato con i capelli (pochi) lunghi, scompigliati dal ventilatore.
Sua moglie Pegi, in pantaloni neri e canottiera (su un palchetto), cantava in coro con il pianista.
La set list… non ricordo tutti i titoli. Ha eseguito 4 brani (mi pare) dall’ultimo album Chrome II e almeno tre dal leggendario Harvest.
E anche una canzone dei Buffalo Springfield (la sua prima formazione, insieme a Stephen Stills).
La sua voce è forte come un tempo e anche la grinta. Bisognava vederlo, steso sul palco, durante il bis, a suonare la chitarra.
Il pubblico, tranne i fans – che mi commuovono sempre, per la dedizione e la passione con cui cantano e mimano – era poco caloroso.
Colpa dell’afa e di tanta umidità, forse.
Vicino a me era seduto un anziano signore, ha mangiato gelati per tutta la durata del concerto. Era accompagnato da una signora; per un attimo ho pensato fosse Loredana Bertè. Più vecchia, ma identica.
Ho rinunciato ai concerto di Dylan e Radiohead, per salvare quello di Neil Young.
Una decisione romantica.

  1. laura
    25 Giugno 2008 alle 9:49 am | #1

    e la magnificenza del racconto che facevi tempo fa dei concerti? :(

  2. lilla
    25 Giugno 2008 alle 11:26 am | #2

    faceva proprio schifo, eh? meglio i radiohead ;-)

  3. 25 Giugno 2008 alle 11:39 am | #3

    laura echecappero, ero cotta ieri!
    l’ho aggiornato.
    lilla, non faceva schifo… i radiohead, a proposito c’è una maglietta -presa al concerto- per te ;)

  4. lilla
    25 Giugno 2008 alle 12:44 pm | #4

    maglietta?
    sì surprises! :-)

  5. 25 Giugno 2008 alle 5:42 pm | #5

    La decisione romantica forse è quella che, a distanza di anni, ti strapperà ancora un coinvolto sorriso, non credi?
    Aicha

  6. 25 Giugno 2008 alle 10:03 pm | #6

    A distanza di anni mi ricorda uno strano triangolo amoroso-cultural-musicale! Non porto mai rancore ;)

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