Aspettando che gli torni la memoria
E che si ricordi di essere il segretario nazionale di una formazione politica, denominata PD (Partito Democratico), nonché il principale esponente dello schieramento sconfitto, nelle recenti elezioni politiche, e che smetta di scrivere post di enfatica fattura e di citata letteratura…
Scettici
[quelli che hanno memoria d'averlo votato]
Categories: tempo perso
lettera Repubblica, memoria, PD, politica, Veltroni
…e che invece, se lo vorrebbero dimenticare
(brava!)
Meglio ricordare, Laura, che ricadere nei soliti errori.
Quella letterina, mi ha proprio fatto girare…
e che xxxxx, non solo ha rinviato tutto ad ottobre (manco settembre), non riesce a dire una cosa sensata, su quanto accade, si mette a fare esercizi di scrittura creativa, manco fosse stato ai corsi estivi da Baricco!!!
Cito:” Cambiare sé stessi, senza rinunciare a testimoniare la grandezza di un percorso umano e senza rinunciare a immaginare e costruire, attraverso proposte realistiche, un presente e un futuro migliore. A cosa servirebbe altrimenti la politica? ”
Lui se ne è levato di mezzo, con stratagemmi d’ogni sorta.
Se lo incontrassi gli direi:
- A Walter, fammi un po’ vedere il gomito!
Un abbraccio
Gia!
Per non parlare dell’insensatezza dell’uso della parola memoria, per indicare, indifferentemente, la malattia di Alzheimer e la memoria collettiva di un popolo.
Ma soprattutto, “se stessi” si scrive senza accento
(alla faccia della citata letteratura)
Marassi, non dire così.
Che quello è capace di farsi rimandare a settembre, dell’anno prossimo.
Il suo ragionamemto è rimasto schiacciato tra la memoria da archiviare (quella raccolta dai ragazzi torinesi) e la degenerazione della memoria individuale, dovuta alla malattia. Non ha considerato la memoria identitaria, della pratica quotidiana. Ma d’altro canto è comprensibile. E’ proprio quello che manca al P.D l’identità e la continuità rinnegata.
Ma no, è inutile prendersela con Veltroni, è solo la punta dell’iceberg. La situazione è molto più grave di quello che voi pensiate, ve lo assicuro, ci sono passato attraverso.
Autoreferenzialità pura, magari fosse solo la perdita della memoria. E’ la perdita del senso e del principio di realtà. I motivi, sarebbe lungo raccontarli, ma li ho ormai ben chiari. L’unica è fare -bene- attività cosiddette prepolitiche, in cui lo spazio c’è e le opportunità sono grandi.
Comunque, voi inorridirete, ma era meglio Prodi (con tutti i suoi difetti) rispetto a Veltroni. Almeno, sapeva di qualcosa.
saludos
Solimano
Noterella grammaticale.
La questione dell’accento acuto sulla formula rafforzativa di “sé” in “se stesso”, “se stessa”, “sé stessi” e “sé stesse” è stata abbastanza dibattuta. Anche di recente su “Il foglio” per un titolo di un libro di Oriana Fallaci in cui la giornalista e scrittrice usava “sé stessa”. I grammatici meno accademici lasciano libertà di scelta. Il nodo della questione resta anche se ciascuno fa a modo suo. L’importante è, alla fin fine, non creare equivoci.
Da molto tempo gli accenti sono visti dagli italiani come un retaggio del passato. Invece spesso sono necessari. E’ invalso l’uso persino di non accentare “sì” avverbio.
Tornando a “sé stessi”, la regola più diffusa si basa sulla motivazione principale dell’accentazione. Si accentano due parole uguali per distinguerle ed evitare confusioni. Esempio: “è” copula da “e” congiunzione, (che tra l’altro, foneticamente, sono completamente diverse: “e” congiunzione è chiusa, “è” copula è aperta, ma soprassediamo). Occorre quindi distinguere il “se” congiunzione dal “sé” pronome riflessivo (o persino il “sé” sostantivo maschile che indica la “personalità individuale percepita dal soggetto”). Nelle espressioni come “va da sé” va da sé che il pronome viene accentato. Quando “sé” è solo è sempre accentato. La questione nasce con il rafforzativo “stesso”: la sua presenza dovrebbe eliminare gli equivoci. Ma non è sempre così. Con le forme singolari “se stesso” e “se stessa” l’accento acuto va via tranquillamente. Lasciarlo è davvero un vezzo arcaico. Il dubbio c’è per le forme plurali, dove si potrebbe creare la confusione con le analoghe forme verbali “se stessi” e “se stessi” (ovvero “se io stessi” o “se egli stesse”). In questo caso l’accento è necessario (secondo me) o comunque tollerato. Va da sé che conta il contesto. Se non crea equivoci la mancanza di accento va benissimo, altrimenti l’accento acuto è indispensbile.
Per la precisione.
Forse anche Veltroni è stato colpito dall’Alzheimer, per questo non ricorda più il suo ruolo! Sembra uno scolaretto alle prese con la tesina della maturità…Poi non c’è da meravigliarsi se la sinistra ha perso le elezioni!
Un saluto.
Quando non si sa che dire si riempie il foglio di parole, pur di farsi notare…. o è questo il caso o si tratta davvero di un principio di Alzheimer…
Fausta
Vai roquentin, ma non dimenticare i refusi, possono sempre capitare, comunque godo quando leggo parole scritte per meglio usare la nostra lingua.
Seeeeeeh! Se per scrivere “se stesso” dovessi farmi tutti ’sti calcoli, statt’ bbuono.
Se un’individuo scrive “sé stesso” solo per sé, va bene in qualsiasi modo lo scriva, altrimenti faccia un po’ come cavolo gli pare.
(””’) vrancata d’apostrofi da usare come accenti a piacere. Gli accenti veri nella cassa tipografica li avevo, sulla tastiera sono già incollati alle lettere, mannaggia.
Quanto erano belli tutti quegli accenti: circonflessi; acuti; gravi; i due pallini poi, come erano carini (umlaut, in tedesco,mmmmh! che bella parola, UMLAUT).
A volte, gli accenti, li utilizzavo per realizzare cornici o sottolineature.
Però c’erano per caratteri superiori alle 36 righe (3/5 di pollice, circa), dopotutto, maneggiare accenti corpo 6 risulterebbe alquanto digitalmente acrobatico.
Un abbraccio
*Maxtraetto*
Non mi parlare di refusi, ne faccio anche quando penso.
Volevo solo precisare che è più scorretto “se stessi” che “sé stessi”, riferendosi al pronome rafforzato.
Mettiamo un bel divieto e che non se ne parli più!
(Mi riferisco solo al post e non ai commenti successivi)
Io ho votato per lui.
Non ne ero contenta neanche prima di farlo, ma, dovessi tornare indietro, quali le alternative )(SB, ovcors, non è un’alternativa.)
[E, sì, per quanto mi consta, "se stessi" non vuole l'accento sul "se"
]