
…Nella nostra ultima fase evolutiva, siamo stati coinvolti collettivamente in un evento significativo e senza precedenti: “Abbiamo raggiunto la massa critica in cui la quantità di memoria che abbiamo esternato nei libri e nei database (per nominare solo alcune fonti) ora è superiore alla quantità di memoria contenuta dentro i nostri corpi biologici e collettivi. In altre parole, c’è più memoria “là fuori” che dentro “tutti noi”. Abbiamo marginalizzato la nostra essenza.
…Per la nostra specie, la possibilità di accesso alla memoria rimpiazza la conoscenza storica come modalità di processo del passato. La memoria ha rimpiazzato la storia: non è una brutta notizia. Al contrario, è una notizia eccellente, perchè significa che non siamo più destinati a ripetere gli stessi errori; possiamo editarci mentre ci evolviamo, come un file sullo schermo.
…
La continua democratizzazione della memoria può soltanto accelerare l’obsolescenza della storia come la intendevamo una volta. La storia si è rivelata un costrutto intellettuale fluido, suscettibile di revisione, nel quale un sistema di individui con accesso a un grande database domina un altro sistema con minori possibilità di accesso. La nozione antiquata di “conoscenza come potere” si capovolge quando tutta la memoria può essere sottoposta al taglio-e-incolla: la conoscenza diventa saggezza; creatività ed intelligenza, doti in precedenza distorte dalla mancanza di accesso alle nuove idee, possono fiorire liberamente.“
da Microservi di Douglas Coupland (I canguri, Feltrinelli 1996)
Cara Angela, non riesco più a pensare liberamente su questi temi… “Revisione” una volta era una bella parola, ma da quando ha preso quel significato là sto male ogni volta che la sento.
Leggendo questo brano pensavo a cosa ne diceva Primo Levi, ormai più di vent’anni fa – non mi viene in mente nient’altro.