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La nuova frontiera del femminismo: i peli superflui.

Ieri sera a Otto e Mezzo parlavano della sovraesposizione del corpo della donna.
Ospite in studio la trentenne Charlotte Roche, autrice di un libro che in Germania ha riscosso un enorme successo: Zone umide, ora pubblicato, anche in Italia.

Successo prevedibile, perché parla di sesso anale, umori ed emorroidi, pornografia più o meno esplicita e di (mancanza) igiene. Non ho letto il libro, non lo comprerò.

Secondo l’autrice la nuova frontiera del femminismo, (contro l’obbligo sociale che propone il corpo cantiere), passa attraverso la “naturalizzazione” del corpo: la riconsiderazione dei suoi odori, dei profumi (o delle puzze) dei peli superflui.  

 

A discutere, da Parigi, c’era Michela Marzano filosofa del CNRS (Centro Nazionale di Ricerca Scientifica) cervello scappato in Francia, considerata da Le Nouvel Observateur tra i 50 intellettuali più influenti di Francia (sic!); autrice del libro Dictionnaire du corps (esce l’anno prossimo, in Italia, lo comprerò).

Secondo la Marzano il corpo non è più espressione o creazione, invenzione di un io: progressivamente si è ridotto ad essere solo immagine, senza significato e parola, un qualsiasi oggetto del mercato, una mera descrizione.

 

Insomma, seppure il punto di partenza – la costrizione sociale sul corpo della donna – fosse condiviso, le risposte, riguardo alle regole della gestione del corpo e delle apparenze, sono diverse.

 

Charlotte Roche, con una semplificazione (alla moda), invita le donne ad esaltare, attraverso una presunta naturalezza, le caratteristiche fisiche del corpo: se a spingerci a farci belle, a subire le pressioni dell’igiene e della depilazione è solo il dover acchiappare un marito, allora basta una ricrescita a liberarci. Un bidet in meno e molti chili in più e raggiungeremo la liberazione.

 

Secondo la Marzano, invece, potremmo farci guidare dalla considerazione del desiderio (inteso non solo come pulsione sessuale) che riveste il corpo e che ci guida alla scoperta dell’altro. Il corpo diventa una prigione quando, ridotto ad immagine, perde la parola, viene contrapposto come mera esteriorità, all’interiorità.  

 

Ma le regole che si occupano della sovraesposizione del corpo riguardano anche la sessualità.

Secondo la Marzano, dopo il ‘68, (ne aveva già scritto, mesi fa, Giovanna Cosenza) è successo qualcosa alla rivoluzione sessuale: contro l’apertura al desiderio e al piacere, si sono imposte nuove regole, che dettano di gioire senza ostacolo e attraverso mere pratiche sessuali, pornografiche.

La libertà sessuale si è fatta coatta.

La sodomia, ad esempio, è il nuovo imperativo sessuale: la sua pratica misura la modernità di una donna.

 

Ma la sessualità costruita, dettata dall’esterno, trova un ostacolo nella diversità di ognuno e, dunque, non può ridursi a pratiche sessuali alla moda.

Finisce così, per essere trasgressivo tutto ciò che esce dalle attese, che non è conforme e non si fa normare.

 

Quanto all’uomo (infine) la sua visione è sempre quella, riassumibile nell’esortazione: Sii bella e taci.

  1. marassi
    1 Novembre 2008 alle 10:14 pm | #1

    Che banalità!
    Basterebbe sfuggire agli stereotipi e cogliere la differenza tra piacere e piacersi.
    La liberazione è tutta lì.

  2. jo
    2 Novembre 2008 alle 2:01 am | #2

    Troppa grazia! Voglio dire che l’argomento è complesso e i due conduttori non erano all’altezza e la velina non c’entrava per nulla.
    Credo che alla fine, oltre la banalità igienica-editoriale, il discorso verta, principalmente, sul “controllo” del corpo.
    Mi pare che abbia raggiunto i suoi massimi storici, diciamo. Figurati allora, se basta annusare i suoi umori, per liberarlo.
    E’ vero che stiamo parlando di qualcosa che nessuno ha letto, tuttavia anche nella sua naturalezza, il corpo non si riduce solo a contenitore di organi sessuali, è un mezzo di trasporto potentissimo di gioia e dolore, malattia e degenerazione. Tutto ha inizio e fine in e con esso.
    Salute ;)

  3. 2 Novembre 2008 alle 12:47 pm | #3

    Bellissimo post!
    Condivido ogni sospiro, naturalmente, inclusi dubbi, perplessità e interrogativi aperti.
    Un abbraccio
    Giò

  4. 2 Novembre 2008 alle 8:05 pm | #4

    Secondo la Marzano il corpo non è più espressione o creazione, invenzione di un io: progressivamente si è ridotto ad essere solo immagine, senza significato e parola, un qualsiasi oggetto del mercato, una mera descrizione.

    Vero. E’ necessario dirle,soprattutto oggi.

  5. 2 Novembre 2008 alle 9:21 pm | #5

    Avevo scritto molte cose che sono sparite con un tasto a caso. Riassumo dicendo: intanto buonasera, ero passata per un salutino:) e mi trovo un post da dibattito di otto ore consecutive…dicevo: La Marzano non ha scoperto l’acqua calda, bensì è un processo in atto da molto tempo che nei giorni nostri ha raggiunto l’apice. Urge invertire la rotta perchè destabilizza oltre che annoiare vivere in mezzo a tanti cloni di alcuni individui considerati sex symbol perchè così è. Ci si aliena per forza di cose. Sono contenta che uno dei massimi cervelli esistenti al mondo ufficializzi il concetto, si può partire da lì. Per quanto riguarda la Roche ne ho sentio un accenno ieri, oggi? non ricordo. Subito non ho capito bene avevo altro da fare, ora mi è chiaro leggendo il post e capisco perchè ha fatto tanto successo. Di molte cose le donne non parlano più e non vogliono più scoprire convinte che si siano acquisite chissà quali cose. Errore terribile. Mai come ora ci si accorge di quanto sarebbe tutto da rifare. Tutto. E’ vero che i modelli/desideri maschili sono imperanti e si sono confusi liberazione/emancipazione con un progressivo svilimento del corpo e dell’individualità malgrado sia convinzione comune del contrario. Non mi stupisco che questa abbia successo parlando di cose “oscure” ma che sono tali proprio perchè non più affrontate anche se rientrano nella pratica quotidiana. Sarebbe bene ricominciare a parlare di tante cose, noi signore intendo, non di arrabbiarci a smuzzo ma di mettere sul tavolo ciò che è successo negli ultimi 40 anni, ammettendo le colpe di tutti, noi comprese, che forse ci siamo adagiate su falsi allori per ritrovarci in una isoletta felice lontana dalla cruda realtà che ancora ci vuole belle e silenti ma soprattutto conformi.
    Se l’interiorità non ci sforziamo di tirarla fuori noi, riprendendoci ciò che è nostro e ricominciando da capo non lo farà mai nessun altro. Peli o no che ognuna faccia come crede.
    Io la mia battaglia con gli ormoni l’ho persa da molto tempo, ma ho perso pure compagni e mariti.
    Lo dice anche il detto: dove non arriva il cervello arrivano le gambe. Perchè è vero, coi peli e i chili di troppo gli uomini vanno altrove perchè non sanno guardare altrove o gli costa troppa fatica. La domanda alla fine rimane la stessa: meglio sole o male accompagnate?
    Sarebbe bello rispondersi: ben accompagnate, grazie.
    Qualche caso felice esiste, ma non fa statistica.
    Vado a guardare Montalbano:)

  6. 2 Novembre 2008 alle 9:26 pm | #6

    Dimenticavo: l’ansia che mi ha sempre fatto venire quel bellissimo film è incredibile. Un capolavoro.
    Ciao Angie:)

  7. marassi
    2 Novembre 2008 alle 9:52 pm | #7

    Scrive Silvia:
    “(…) Perchè è vero, coi peli e i chili di troppo gli uomini vanno altrove perchè non sanno guardare altrove (…)”

    Verrebbe da chiedere invece le donne dove guardano. E sa tra George Clooney e Umberto Eco scelgono Umberto Eco.

    Al di là delle banalizzazioni, io eviterei di radicalizzare i concetti.

    Da che mondo e mondo le persone, maschi e femmine, hanno provveduto a migliorare il proprio aspetto esteriore.
    E il “lasciarsi andare” è sintomatico non solo di scarsa attenzione verso il partner ma anche verso se stessi.
    Il problema semmai è non esasperare questa cura del proprio aspetto.

    Tra diventare dei globetrotter della palestra e del chirurgo estetico piuttosto che farsi crescere i peli a cespuglio sulle gambe e ridursi a un unico bidet al giorno per aumentare i propri afrori, esistono una serie di accettabili compromessi.

    Inoltre non trascurerei l’appiattimento dei modelli di riferimento.
    Viviamo in un’epoca in cui occorre essere perfetti, belli e possibilmente in carriera.

    E’ rigorosamente vietato essere malati e piuttosto che beccarsi un banale raffreddore è d’obbligo imbottirsi di Yogurt che aumentano le difese dell’organismo (una volta bastava una sciarpa).

    Io ho un televisore che si vede benissimo, ma qualche giorno fa un amico mi ha chiesto perché non me ne compro uno ad alta definizione.

    Ecco, anche le donne devono essere a alta definizione, perfette, levigate, scartavetrate verrebbe da dire.

    Ma siete sicure che siano veramente queste le donne che piacciono agli uomini?
    O più probabilmente questi sono i modelli che piacciono alle donne?

    Io credo che sia più plausibile la seconda ipotesi, senza dover scomodare l’imbecillità di certi uomini come alibi.
    E sta alle donne recuperare una naturalezza che da che mondo e mondo ha affascinato più uomini di quanto non facciano le bamboline levigate che si vedono in tv.

  8. laura
    3 Novembre 2008 alle 11:35 am | #8

    (Tanta fatica per nulla! A parte quei tre quattro miliardi di imbecilli…)
    Pensavo tra me ieri sera, dopo aver letto il post: “ma tu vedi questa, non ha altro a cui pensare, una fa di tutto per scordarsi della carcassa, evita gli specchi, si anestetizza con il moment e la nutella e poi arriva lei a parlare della sovraesposizione del corpo della donna, a ricordarmi che ho 50 anni (ho arrotondato per difetto)”.
    Buona giornata

    p.s. non contate sulla mia presenza, per la discussione :(

  9. asietta
    3 Novembre 2008 alle 1:50 pm | #9

    mi piacerebbe sapere o vedere chi lo compra un libro del genere.
    ultimamente io sono cambiata molto fisicamente.
    tengo moltissimo alla mia figura.
    non andrei mai da un chirurgo estetico perché lo vedo contronatura.
    e tutto ciò lo faccio solo per me stessa mica per piacere agli altri.

  10. 3 Novembre 2008 alle 2:51 pm | #10

    …Verrebbe da chiedere invece le donne dove guardano. E sa tra George Clooney e Umberto Eco scelgono Umberto Eco.

    Al di là delle banalizzazioni, io eviterei di radicalizzare i concetti.

    Concordo ma rispondo: Sognano Clonney ma sposano Eco. E ce ne fossero! Invece gli uomini magari sposano noi ma poi cornificano con una che ha vent’anni di meno, levigata, curata e che non gli ricordi guardandola che gli anni passano anche per loro. Sarà banale ma è così. Statistiche alla mano.

    …Da che mondo e mondo le persone, maschi e femmine, hanno provveduto a migliorare il proprio aspetto esteriore.

    Vero, pensiamo agli egizi che ne avevano fatto un’arte.

    E il “lasciarsi andare” è sintomatico non solo di scarsa attenzione verso il partner ma anche verso se stessi.

    Può darsi ma non sempre. Il problema è che non viene data tregua e non si capisce perchè si debba essere sempre perfetti come unica condizione di successo. Ci sono molte altre cose che vengono bellamente ignorate. Sarebbe ora che si invertisse la rotta ribadisco.

    Il problema semmai è non esasperare questa cura del proprio aspetto.

    Ecco appunto. Il fatto è che oggi si crede che i nostri bisogni siano solo questi.
    Tutti credo, cercano un giusto equilibrio tra ciò che è umano e possibile per stare bene e ciò che è plastica e carta patinata. Senza togliere che spesso questo equilibrio risulta molto difficile da raggiungere e nascono i nuovi mostri. Chi si “lascia andare” risulta perdente. Magari si piace così com’è, ma agli occhi del mondo è un fallito, addirittura non sa amare. Orribile. Questo lo condanno molto soprattutto come donna che in quanto tale deve scendere a compromessi col tempo che passa anche biologicamente parlando. Tutto converge per farci credere di raggiungere l’immortalità, sono contraria. Migliore qualità di vita per tutti non significa illudersi che si rimane ragazzini fino a cent’anni nè che si può procreare dopo vent’anni di menopausa. Credo che il disagio diffuso dei giorni nostri sia la totale mancaza di contatto con la terra e i suoi cicli. Inutile che la new age ci provi, bisognerebbe vivere ritmi e condizioni diverse, più naturali e non indotti. Sono certa che i peli, i chili e altro sarebbero un problema minore o relegato ad una giusta dimensione.

  11. marassi
    3 Novembre 2008 alle 3:59 pm | #11

    Non tutte le donne sposano Eco e non tutti gli uomini cornificano il partner. E nemmeno tutte le donne sono fedeli.

    E peraltro avviene più spesso il contrario di quello che tu sostieni, e cioè che molti uomini specialmente se ricchi e maturi, sposano la bambolina di turno.

    Ma non mi pare che il post parlasse di questo.
    Nè credo il fine ultimo della cura del proprio corpo sia quello di piacere all’altro sesso.

    Purtroppo se non ci si riconosce almeno somiglianti al modello imposto dai media e dal pensiero dominante ci si sente infelici, a prescindere dal proprio successo con l’altro sesso.

    Mi pare che per il resto si sia d’accordo.
    Ma per l’appunto il problema è quello di riuscire a raggiungere la consapevolezza che certi modelli sono effimeri oltre che spesso irrangiugibili.

    Peraltro i modelli stessi, visti da vicino, deludono le aspettative di chi li ha sempre osservati attraverso il filtro dell’immaginario.

    Le donne belle spesso sono effettivamente di una bellezza mozzafiato, ma la maggior parte delle bamboline che ammiriamo in tv e nelle foto, da vicino sembrano assolutamente normali.
    Pensare di poter riprodurre nella vita reale la stessa bellezza che ammiriamo filtrata dalla tecnologia di un video o di una foto ritoccata in Photoshop, non solo spesso è impedito dai limiti imposti da madre natura, ma risulterebbe impossibile anche per i soggetti stessi di quei filmati o di quelle foto.

    Questa consapevolezza aiuterebbe tutte a vivere meglio, e in fase adolescenziale salverebbe molte ragazzine dall’anoressia.

    Ciononostante eviterei la dicotomia “meno cure per il proprio aspetto – più attenzione alla propria mente”.
    In fin dei conti sii può utilizzare benissimo la propria testa senza trascurare di piacersi.

  12. 3 Novembre 2008 alle 4:53 pm | #12

    …si può utilizzare benissimo la propria testa senza trascurare di piacersi.

    Quoto. :)

  13. 3 Novembre 2008 alle 7:56 pm | #13

    Come dice la Marzano l’equilibrio nasce dalla tensione tra il corpo oggetto del mondo, che vive nel tempo, nello spazio, si evolve e il “mio” corpo quello che “io sono”.

  14. marassi
    3 Novembre 2008 alle 8:25 pm | #14

    Vedi?
    Io non sarei mai stato capace di dirlo così.

  15. 3 Novembre 2008 alle 8:41 pm | #15

    Ma, ci scommetto, avresti disegnato una magnifica vignetta :D

  16. tiffany
    9 Dicembre 2008 alle 4:46 pm | #16

    ho letto zone umide e mi ha fatto molto riflettere sul mio rapporto con il corpo e con l’altro sesso…

    è una paura profonda è quella di essere inadeguati, e questa paura si riflette spesso sul nostro corpo e talvolta spinge ad un culto dell’apparenza. basta sfogliare una rivista femminile, per accorgerci che bellezza per molti, per troppi, è sinonimo di bontà e adeguatezza. sono pienamente d’accordo di dire basta a questo culto dell’immagine e di vivere in maniera più naturale. ci sentiremmo tutte meglio…

    in copertina si legge che l’ispirazione letteraria nasce in un supermercato (qualunque), nel reparto di igiene femminile, tra flaconi, barattoli, creme, cremine, profumini di violetta, vaniglia o limone, tutte soluzioni ad un unico problema: “il tuo corpo non è pulito e fresco quanto dovrebbe”…e il solo modo per renderlo innocuo e accettabile (ed essere quindi accettate) è lavarlo, disinfettarlo, profumarlo il più possibile. in fondo charlotte roche invita le donne ad accettare il proprio corpo così com’è, superando la sgradevole sensazione di sentirsi sempre inadeguate

  17. viviana
    22 Dicembre 2008 alle 10:05 pm | #17

    Zone Umide” di Charlotte Roche è l’ultimo romanzo che ho letto, ed è anche uno di quelli che mi ha più colpito.
    Mai avevo letto un romanzo in cui tematiche piuttosto forti (come quelle sessuali qui sviscerate) sono al centro della storia in maniera così incisiva.
    La storia del romanzo è quella di Helen, una diciottenne tedesca sessualmente molto attiva e disinibita. Una degenza ospedaliera di qualche giorno la spinge a riflettere sulle sue esperienze sessuali, raccontate in prima persona: le sue relazioni, molto libere e a dir poco “sperimentali”, sono il termometro della sua crescita come persona.
    Helen, infatti, vive il sesso come il principale strumento di conoscenza di sé e del mondo, rivendicando per le donne la stessa libertà nel vivere il proprio corpo che è concessa agli uomini.
    Il suo rapporto con il corpo è centrale nella storia: Helen lo vive in maniera sincera e vera, riscoprendo quanto di primitivo e istintuale c’è nella natura femminile, spesso rigidamente cristallizzata in un’ideale falso e ipocrita.
    Per questo il romanzo è di quelli che ti fa pensare, sia in quanto una critica sociale, sia in quanto nitida fotografia di come le donne vivano il sesso nel terzo millennio.

  18. bambi
    8 Gennaio 2009 alle 12:17 pm | #18

    È un libro che rompe schemi e infrange tabù…Perchè agli uomini è permesso di parlare di sesso e di certe cose ma alle donne no?
    In particolare mi ha colpito la sua capacità di descrivere in maniera ricca e precisa la sessualità, che riesce a evocare con molta bravura, in modo vivo e realistico.
    A mio avviso, può essere considerato un romanzo neofemminista, data la determinazione con cui Helen rivendica la propria sessualità, vista come un percorso di formazione e di autoconsapevolezza incentrato sul corpo.
    Forse a volte i particolari delle descrizioni possono sembrare eccessivamente crudi, ma io penso che questo faccia parte dello stile dell’autrice, finalizzato a far emergere lo sperimentalismo dello scavo interiore della protagonista, all’insegna della più esplicita autenticità delle rivelazioni che il corpo le offre.
    Piaccia o non piaccia, è davvero un libro che lascia il segno.

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