E poi oltre il colore c’era la forma. Quando guardava, vedeva tutto in modo chiaro,netto; ma quando prendeva in mano il pennello, le cose cambiavano. Nel battito d’ala tra la visione e il quadro si impadronivano di lei dei demoni che spesso la portavano alle lacrime e rendevano il passaggio dal concepimento all’opera tremendo, com’è tremendo per un bambino un corridoio scuro. Così si sentiva a volte -in lotta contro il rischio terrificante di perdersi d’animo. Doveva dirsi: “Ma questo è quello che vedo,quello che vedo è questo”,e tenersi stretto al cuore un patetico resto di visione, che mille forze cercavano di strapparle.
[...]
Si voltò verso la tela. Eccolo -il suo quadro -. Sì, con i verdi e gli azzurri, le linee che correvano in alto e di traverso, la volontà di qualcosa. L’avrebbero appeso in soffitta, pensò; forse distrutto. Ma che importava? si chiese, prendendo di nuovo in mano il pennello. Guardò i gradini; erano vuoti. Guardò la tela; era confusa. Con intensità repentina, come se per un istante tutto le apparisse chiaro, tirò una linea lì, nel centro. Era fatto; finito. Sì, pensò, mettendo giù il pennello spossata, ho avuto la mia visione.
gen
27
2012