le storie


Mi sono alzata tardi. Dovevo scrivere del Pelargonio, detto comunemente, geranio. Così ho sognato.
Ci vuole tempo, pazienza e io oggi mi sento straniera. Le nuvole marcano l’orizzonte.

[Perciò racconto i miei dolori alle pietre, che, se non possono rispondere alla mia pena, pure sono in qualche modo meglio dei tribuni, perché non interrompono la mia storia. Quando piango, ai miei piedi esse ricevono le mie lacrime umilmente e sembrano piangere con me; se solo fossero abbigliate di vesti austere, Roma non disporrebbe di tribuni a loro pari. Una pietra è tenera come cera, i tribuni sono più duri delle pietre; una pietra è silenziosa...]
via Giuliano

Ci vorrebbe un imprevisto, come scrive Luca De Biase. Un post di poche parole che mi ha preso buona parte dei pensieri di tarda mattina.

Intanto…
Ieri dunque è partito finalmente il tesseramento. La numero 1 se la aggiudica Walter, di slancio e senza affanni. Costo minimo 15 euro. Lo slogan del tesseramento è “La differenza la fai tu”.
Il pericolo è abituarsi a ragionare per sottrazione

[via Zoro]

Ho sempre pensato che una storia o si vive o si scrive. Valeria Parrella, da quello che raccontano, ha combinato le due cose e ha vinto un premio letterario. Però le mie amiche (e io mi fido delle mie amiche) che hanno già letto il libro premiato, non l’hanno particolarmente apprezzato.

Continuo a pagare pegno ogni anno. Ho letto “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano, vincitore dell’ultimo premio Strega.
Mi hanno prestato il libro.
Siccome Pino Daniele sta cantando “Quanno chiove“, ne parliamo un’altra volta.
Aspettando un imprevisto, Vi auguro buona giornata!
:)

Aggiornamento: pomeriggio.
Piovera? Forse, comunque, meglio portarsi le ceratine.

Nel frattempo, mi lascio contagiare dalla nostalgia di Fausta.
[E mi gira pure la testa...questa pressione]

Ovvero, della fortuna di vivere al Nord.
Bastano poche ore e puoi attraversare la frontiera, quella Svizzera, per esempio.
Non mi sono spinta così lontano, ho lasciato le Alpi sullo sfondo, i ghiacciai che guardano Torino e mi sono fermata prima.
A Como

Como
[Torre medioevale di Piazza Vittoria]

per vedere il Lago,

lago Como

ancora esondato

lago di Como

lago di Como

Una breve passeggiata, una granita al bar

prima di tornare a Milano, a villa Arconati, al tramonto

parco arconati

aspettando il concerto Zappa Plays Zappa Tour de Frank!

arconati festival

Agli anniversari di matrimonio si parla di separazioni e divorzi.
- Dove andremo a finire -
- si separano che non sono neppure sposati da tre mesi -
Ci sono almeno tre macchine fotografiche digitali e una videocamera.
C’è un bambino o una bambina al centro dell’attenzione dei nonni e dei parenti.
[Una scimmietta! Per carità, ci sta tanto affetto e la bimba è già saggia; li lascia fare... soliti numeri, acrobazie e artrosi].
Si parla di case e di arredamento.
I festeggiati si regalano un quadro, di un autore quotato, magari. L’importante è che “riempia l’angolo vuoto del soggiorno“.
Si dice - consigliami tu, che sei l’intellettuale della famiglia - con aria canzonatoria, mista ad agrimonia.
Si regalano i portafiori e il televisore LCD da 37 pollici.
Si mangiano le pizzette, i rustici, le verdure alla griglia, il riso e la pasta in insalata, il prosciutto crudo, il grana.
Si beve il vino (un poco ossigenato) e il prosecco fatto in campagna.
Si fa portare la torta (la sfoglia con panna, crema pasticcera e fragole, decorata con rose di burro) dal Bologna.
Per fortuna, avevo portato un dono identitario: i dolcetti di mandorle, del sud-est barese!
In cambio, mi hanno regalato fragole, albicocche e cetrioli, raccolti, (sorseggiando il Ferrari, doc) nell’orto.

?

[Castello estense]

Duomo

[1° indizio: Duomo, particolare]

Resistenza

[2° indizio: film ...]

Via delle Volte

[3° indizio: Via delle Volte, particolare e citazione "...Mentre avanzavamo quasi a tentoni, e con l'unico aiuto, per dirigerci, della luce che usciva dai portoncini socchiusi dei bordelli..."

arse in Firenze

[Ultimo indizio: citazione "Ricordati che devi morire!"]

[La rete  suscita ricordi, intreccia storie, allunga e dipana i fili della memoria]

Avevo già letto ieri pomeriggio il post di Luca Sofri, sulle canzoni più tristi di tutti i tempi. Ho pensato che non ne avevo di particolari, e mi ero limitata a cercare quelle segnalate da lui e che non conoscevo. Poi stamattina, dalle prime letture, scopro, via Luca De Biase che il “gioco” è andato avanti. Tanto che, anche io voglio parlare della mia canzone più triste di tutti i tempi: Avec le temps di Leo Ferré.

La prima volta l’ho ascoltata, in radio, avevo 15 anni e pensavo, con disperazione, a come fare, per scappare dal paese, da quella casa. Ero stata messa in punizione da mio padre, e ritirata da scuola (per una settimana), perchè avevo occupato, il liceo che frequentavo.

Avec le temps, cantava Ferré, sembrava una sentenza definitiva: fuori la vita scorreva e io non c’ero. Avevo paura che sarebbe stato così, per sempre!

Camminando così con la testa per aria, si trovò a ridosso a un crocchio; e fermatosi, sentì che vi discorrevan di congetture, di disegni, per il giorno dopo. Stato un momento a sentire, non poté tenersi di non dire anche lui la sua; parendogli che potesse senza presunzione proporre qualche cosa chi aveva fatto tanto. E persuaso, per tutto ciò che aveva visto in quel giorno, che ormal, per mandare a effetto una cosa, bastasse farla entrare in grazia a quelli che giravano per le strade, - signori miei! - gridò, in tono d’esordio: - devo dire anch’io il mio debol parere? Il mio debol parere è questo: che non è solamente nell’affare del pane che si fanno delle bricconerie: e giacché oggi s’è visto chiaro che, a farsi sentire, s’ottiene quel che è giusto; bisogna andar avanti così, fin che non si sia messo rimedio a tutte quelle altre scelleratezze, e che il mondo vada un po’ più da cristiani. Non è vero, signori miei, che c’è una mano di tiranni, che fanno proprio al rovescio de’ dieci comandamenti, e vanno a cercar la gente quieta, che non pensa a loro, per farle ogni male, e poi hanno sempre ragione? anzi quando n’hanno fatta una più grossa del solito, camminano con la testa più alta, che par che gli s’abbia a rifare il resto?

Via LiberLiber

Next Page »