Sogni
Continuo a sognare di avere figli piccoli. La femmina ha nove anni e il maschio quattro. Sono contenta di averli, mi rallegro e li prendo in braccio, pure la piccola, seppure pesi!
Ritratti
Sono appesi sulle pareti di Cristina. Mi piacciono.

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Post-it
- Riflettere sull’essenza della rete e sul senso del blog.
- Approfondire le “competenze” (parole, musica).
- Considerare una ri/strutturazione del layout.
- Abbandonare alcune Islands e scoprirne nuove (magari descrivendo la “morfologia” e le caratteristiche delle stesse)
- Fare ordine in Google reader.
- Approfondire
a. Descrizione oggettiva e descrizione soggettiva.
b. Le donne e gli uomini, l’amore e la sessualità (al tempo delle parole).
c. L’estetica della povertà.
- Ricominciare a scrivere “le storie” e le favole.
- Ritrovare il video dello spogliarello in macchina della Spaak.
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Ingratitudine più che cortesia
S'alcun legato è pur dal piacer molto, come da morte altrui tornare in vita, qual cosa è che po' paghi tanta aita, che renda il debitor libero e sciolto? E se pur fusse, ne sarebbe tolto il soprastar d'una mercé infinita al ben servito, onde sarie 'mpedita da l'incontro servire, a quella volto. Dunche, per tener alta vostra grazia, donna, sopra 'l mie stato, in me sol bramo ingratitudin più che cortesia: ché dove l'un dell'altro al par si sazia, non mi sare' signor quel che tant'amo: ché 'n parità non cape signoria. °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Il gioco
Ci sono delle persone che non credono in niente fin dalla nascita. Ciò non toglie che tali persone agiscano, facciano qualcosa della loro vita, si occupino di qualcosa, producano qualcosa. Altre persone invece hanno il vizio di credere: i doveri si concretizzano davanti ai loro occhi in ideali da realizzare.
Se un bel giorno costoro non credono più – magari piano piano, attraverso una serie successiva, logica o magari anche illogica, di disillusioni – ecco che riscoprono quel ‘nulla’ che per altri è stato sempre, invece, così naturale.
La scoperta del ‘nulla’ per essi però è una novità che implica altre cose: implica cioè non solo il proseguire dell’azione, dell’intervento, dell’operosità (intesi ora non più come Doveri ma come atti gratuiti) ma anche la sensazione esilarante che tutto ciò non sia che un gioco.
E’ chiaro che non parlo di coloro che scoprono il ‘nulla’ filosofico, cosmico. Si tratterebbe in tal caso di una conversione, molto coerente con le loro precedenti illusioni e fedi, e causerebbe il blocco di tutto; il ritiro dal mondo; l’ascesi. No: io parlo di coloro che un bel giorno, tirando le somme, vengono alla conclusione di aver scoperto il ‘nulla’ sociale. Niente ritiro dal mondo, quindi: anzi, partecipazione più fitta: tanto più fitta quanto più in malafede, necessitata dalla mancanza di alternative, e intesa come parodia. Niente ascesi; ma interesse per le cose sociali nullificate, e rifondate sul pragmatismo, sul valore autonomo delle virtù: cose appunto quanto mai esilaranti.
Identificare il mondo sociale col nulla, ed essere riattivati e vitalizzati da questo: non credere più nei valori del mondo annullato da uno spirito critico e umoristico davanti a cui non c’è fatto o argomento che possa resistere e, in seguito a questo, applicarsi con maggiore chiarezza e bravura all’attuazione pratica di tali valori – tutto questo implica fatalmente un regresso, una riaccettazione conservatrice o moderata della società – nel caso naturalmente che prima, il protagonista di questa esperienza, fosse in qualche modo rivoluzionario o ribelle. Ma che senso ha questo ritorno all’ordine? Può essere ridefinito attraverso i termini classici che servono a questo? Lo stato d’animo di chi vive questa esperienza del mondo, capito finalmente come nulla, e con pazienza illuminata riaccettato nella pratica – è l’irrisione.
Chi irride una parte del mondo sociale, mettiamo la borghesia conformista che senza capire nulla passa da una fase all’altra, dalla pace alla guerra, dal benessere alla strage, dalle abitudini all’annientamento totale, non può non irridere insieme anche chi sa questo. L’irrisione non può che riguardare tutta l’intera realtà.
E infatti è tutta la intera realtà che – nel momento che è irrisa – è riaccettata. La realtà non si divide, da una parte, nella società conformista, che segue l’evolversi del capitalismo, e nell’altra parte, in coloro che si oppongono a questo attraverso la lotta di classe: la realtà comprende e integra tutte due queste parti, perché la realtà lei, non è manichea, non conosce soluzioni di continuità. Lo sguardo irridente ad essa, riesce a conciliare l’integrazione inevitabile al suo ordine e, insieme, la critica più radicale e rivoluzionaria ad esso. In fondo assomiglia al gesto meccanico di un operaio: che è insieme un gesto della produzione a cui egli collabora come un ordinato >ingranaggio<, e un gesto carico di minaccia rivoluzionaria: questa ambivalenza del suo gesto comprende quindi l’intera realtà. Mai un borghese potrà compiere un simile gesto. Ma il borghese può pervenire all’accezione della realtà sociale come un ‘nulla’, e all’identificazione del vivere con l’irridere tale realtà. Questa irrisione è l’equivalente del gesto meccanico dell’operaio: contiene l’integrazione, ma la svaluta di ogni senso.
Cade però , nell’irrisione, ogni idea precostituita di futuro; anzi, se c’è una cosa che fa sorridere con un maggiore piacere interno è proprio il futuro. L’idea della speranza nel futuro diventa un’idea irresistibilmente comica. La lucidità che ne consegue spoglia il mondo di fascino. Ma il ritorno ad esso è una forma di nuova nascita: l’occhio luccica di ironia nel guardare le cose, gli uomini, i vecchi imbecilli al potere, i giovani che credono di incominciare chissà che. La terribile ferita che essi hanno data, si è guarita e rimarginata: ora essi hanno tra loro un nuovo collaboratore ed amico, che si interessa a fondo, con strana lucidità, dei loro problemi, e li aiuta senza tante storie a risolverli: non sanno che nel suo sguardo divertito essi svaniscono come sbandati fantasmi.
Pier Paolo Pasolini, Petrolio (Oscar Mondadori) pgg.422-424
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Autopsicografia
Il poeta è un fingitore.
Finge così totalmente
da fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.
Ferdinando Pessoa
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I due
Lei portava la coppa in mano -
Pari al suo orlo aveva il mento e la bocca -
Aveva un passo così leggero e sicuro,
Che dalla coppa non cadeva una stilla.
Non meno leggera e salda era la mano di lui:
Un giovane cavallo egli montava,
E con gesto noncurante
A una tremante immobilità lo sforzava.
Eppure quando dalla mano di lei
La lieve coppa egli dové prendere
Per entrambi fu troppo pesante;
Perché entrambi tremavano tanto
Che le mani non si trovarono,
E scuro vino corse sul suolo.
Hugo Von Hofmannsthal
Canto di vita, pg.28
Einaudi
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Quei due!


Incominciò a giugno, due anni fa…


Professione di lettura
Sarà stato quel libro che mi leggeva e che piaceva tanto a mia madre, “Robinson Crusoe” a determinare le mie future letture?
Oppure l’ostinazione che vedevo scritta sui bigliettini e nelle domande di mio padre, quando mi chiedeva il significato delle parole, per poter comprendere quello che leggeva o che gli raccontava il padrone.
A otto anni iniziai a frequentare l’edicola della padrona di casa. Prendevo tutto ciò che stava esposto sui banchi. Non so con quale criterio erano divisi.
Forse è stato l’incontro con Rossella, la professoressa di filosofia con la minigonna a pieghe che faceva fantasticare (ma anche studiare) i maschi.
Com’era tutto semplice con lei, bastava procedere con la tesi l’antitesi e la sintesi, tutto si spiegava.
Poi venne la ribellione verso quelli che prendevano una frase da un libro e te la puntavano contro.
Ho iniziato a prendere i libri a caso, ma sono stata fortunata. Poi, all’università è arrivato l’interesse specifico (la curiosità sempre).
“Quella è di sinistra”, anche perché leggevi i libri e ascoltavi la musica. Bastava questo, i titoli, i nomi interessavano poco.
Ai compagni, invece sì. Una vera gara di lettura e di ascolto. Per me che stavo in provincia, una fortuna, ho conosciuto autori che forse il caso (o l’università) non mi avrebbe fatto incontrare. Foucault, per esempio. Una vera passione. Gli scritti di Basaglia.
Molti autori sono stati sopravvalutati, letti per moda. Ma si leggeva. Anche gli autori “reazionari”. Era fondamentale la conoscenza del pensiero dell’avversario e la ricerca dei documenti. Si facevano le battaglie per poter accedere alle carte.
Infine mi sono stufata, perché come disse una volta quello, indicandomi io sono “quella che legge”, e credeva di offendermi.

L’antica pazienza
Tu che conosci l’antica pazienza
di sciogliere ogni nodo della corda
e allevi un pioppo zingaro venuto
a crescere nel coccio dei garofani,
lascia ch’io senta in te, come la sorda
nenia del mare dentro la conchiglia,
la voce della casa che il perduto
tempo ha ridotto in cenere.
Ma è cenere di pane scuro, sacro,
– quello che alimentavi col tuo soffio
nel forno buio della guerra – e reca
imperitura in sé la filigrana
dei tuoi ciliegi dilaniati.
L’allegria rialza la sua cresta
di galletto sui borghi desolati,
come il lillà che ti cresce alle spalle
passo a passo, baluardo sul massacro.
Raccogli ancora e sempre il pigolante
nido abbattuto dal vento di marzo
e ripara le falle della chiglia.
Nessuno è senza casa se l’attende
a sera la tua voce di conchiglia.
Maria Luisa Spaziani

NULLA E’ IN REGALO
Nulla e’ in regalo, tutto e’ in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Saro’ costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.
[Wislawa Szymborska ]
E’ cosi’ che e’ stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.
E’ troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
Mi sara’ tolto con la pelle.
Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.
Nella colonna Dare
ogni tessuto che e’ in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.
L’inventario e’ preciso,
e a quanto pare
ci tocchera’ restare con niente.
Non riesco a ricordare
dove, quando e perche’
ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.
La protesta contro di esso
la chiamiamo anima.
E questa e’ l’unica voce
che manca nell’inventario.
[Radiohead - No Surprises]

Diventa ciò che sei
” il denaro non fa la felicità. Naturalmente, come leggevo in un’antica osteria veneziana, “figuriamoci la miseria”.
Il messaggio è chiaro. La felicità, questa condizione esistenziale a cui ciascuno ambisce, è accessibile a tutti a prescindere dalla ricchezza, dalla condizione sociale, dalle capacità intellettuali, dalle condizioni di salute. Non dipende dal piacere, dal benessere fisico, dall’amore, dalla considerazione o dall’ammirazione altrui, ma esclusivamente dalla piena accettazione di sé, che Nietsche ha sintetizzato nell’aforisma:
“Diventa ciò che sei“.
Sembra quasi un’ovvietà, ma non capita quasi mai, perché siamo soliti misurare la felicità non sulla realizzazione di noi stessi, che è fonte di energia positiva per quanti ci vivono intorno, siano essi familiari, colleghi, conoscenti, ma sulla realizzazione dei nostri desideri, che formuliamo senza la minima attenzione alle nostre capacità e possibilità di realizzazione.
Non accettiamo il nostro corpo, il nostro stato di salute, la nostra età, la nostra occupazione, la qualità dei nostri amori, perché ci regoliamo sugli altri, quando non sugli stereotipi che la pubblicità ci offre ogni giorno.
Se l’infelicità è il risultato di un desiderio lanciato al di là delle nostre possibilità. non ho alcuna difficoltà a dire che chi è infelice deve cercare in sé stesso la causa della sua infelicità, per aver improvvidamente coltivato un desiderio infinito e incompatibile con i tratti della sua personalità, che non si è mai dato la briga di conoscere. Per converso la felicità diventa una sorta di “dovere etico”, non solo perché nutre il gruppo che ci circonda di positività, ma perché presuppone una buona conoscenza di sé, che automaticamente limita l’ampiezza smodata dei nostri desideri, accogliendo solo quelli compatibili con le proprie possibilità.
Infatti, nello scarto tra il desiderio che abbiamo concepito e le possibilità che abbiamo di realizzarlo c’è lo spazio aperto, e talvolta incolmabile, della nostra infelicità, che ci rode l’anima e mal ci dispone di fronte a noi e agli altri. Le conseguenze sono note: ansia e depressione che, opportunamente coltivate dal rilancio del desiderio, quasi una reiterazione della nostra prevedibile sconfitta, diventano condizioni permanenti della nostra personalità, che abbassano il tono vitale della nostra esistenza, quando non addirittura, a sentire i medici, le difese del nostro sistema immunitario, disponendoci alla malattia, che non è mai soltanto un’insorgenza fisica, ma anche spesso, e forse soprattutto, una disposizione dell’anima che ha rinunciato a quel dovere etico che Aristotele segnala come scopo della vita umana: la felicità.
Naturalmente Aristotele, da greco, non si lascia ingannare da cieche speranze o da promesse ultraterrene, e perciò pone, tra le condizioni della felicità, la conoscenza di sé, da cui discende, nel nostro spasmodico desiderare, la “giusta misura”.
Conoscendo sé stessi, o come dicevano gli antichi greci il proprio “demone”, che chiede la sua realizzazione nella consapevolezza del limite, si raggiunge la felicità, che i greci non a caso chiamavano “eu-daimonia”.
[Umberto Galimberti - Espresso 24 aprile]
Le streghe, Macbeth (Polanski 1971)

It’s Only Rock ‘N Roll (But I Like It) - The Rolling Stones
EDOARDO BENNATO - SONO SOLO CANZONETTE

L’altra sera, mentre scendeva dall’auto, mio figlio mi ha chiesto “ma possiamo essere felici?”. Ha aggiunto qualcosa, a proposito di equilibrio e si è allontanato. Ha raggiunto i suoi amici.
Mentre cercavo di proseguire tra pedoni e automobili, del sabato sera, m’incantavo con il pensiero su quell’equilibrio. Pensavo a quello che avevo scritto “E’ arrivato l’equilibrio della felicità, l’attimo in cui si sta, al proprio posto nel Tutto. Il tempo di accorgersene, la paura di perderlo e non c’è più.
L’equilibrio della felicità ci rimette nella coerenza della Natura.
Subito, muoviamo un passo. Cerchiamo un termine. Ci scostiamo, infine, impauriti.
La vita va, così, alla ricerca di quell’equilibrio, cerca di starci dentro, sempre più a lungo, senza avere paura.”
Ero, finalmente, fuori dal traffico, e ho avuto come una intuizione. Sì, si può essere felici, lo ero appena stata, quando mio figlio aveva chiesto “ma possiamo essere felici?”
Ho pensato di fermarmi e di chiamarlo, di mandargli un sms. Ma considerato che appena te ne sei accorta è già finita e cercare di dire la felicità è farle il torto più grande.
Così, ho alzato il volume dell’autoradio e sono tornata a casa.

Le notti
di Cabiria

Desiderio

Affrontare la musica
La lingua
ci porta via per sempre
da dove siamo, e in nessun luogo
possiamo stare in pace
nelle cose che ci è dato
vedere, perché ogni parola
è un altrove, una cosa che si muove
più veloce dell’occhio, proprio
mentre si muove questo passero, virando
nell’aria
dove non ha una casa. Credo, allora,
in niente
Paul Auster Affrontare la musica (Poesie) Einaudi 2004
che queste parole possano darti, ma
le sento
parlare attraverso di me, come se
solo questo
fosse ciò che desidero, questo blu
e questo verde, e dire
come questo blu
sia per me diventato l’essenza
di questo verde, e più del puro
vederlo, voglio che tu senta
questa parola
che è vissuta in me
tutto il giorno, questo
desiderio di niente
che non sia il giorno stesso, e come sia cresciuto
dentro i miei occhi, più forte
della parola di cui è fatto, come se
non potrebbe mai esserci altra parola
che mi terrebbe
senza spezzarsi.

Questo nelle intenzioni era un post. Stasera ho deciso di metterlo nello spazio più intimo della notte.
La necessaria premessa di umiltà, rimane. Conosco poco la materia (non ho le competenze specifiche).
Scrivo di letteratura italiana, e di storia della letteratura italiana. Senza conoscere quali siano i parametri che decidono quando e perchè un intellettuale possa essere considerato meritevole di far parte della Letteratura.
La curiosità e il tentativo di una spiegazione sono scaturiti da un post scritto da Mauro, (il prof!) a proposito della mancanza di una letteratura del terrorismo. Contrariamente a quanto era avvenuto, per la resistenza.
In un primo momento ho cercato la risposta nel grigio dell’asfalto e del piombo delle storie. Ma, a meno di non considerare degne di racconto solo le storie eccezionali, la differenza poteva essere trovata solo in chi le scrive, le storie.
O meglio, nella mancanza di scrittori. Così ho fatto una disamina, on line, tra critica vecchia e nuova. Ho letto una intervista ad Asor Rosa, un articolo di Luperini e uno di Piromalli. Guardato una intervista a Pasolini e riletto, ancora una volta, le “Lezioni americane” di Calvino.
Forse non c’era neppure tanta necessità di approfondimento e bastava fidarsi di quello che la ragione meditava.
Mi sono laureata dopo i famigerati anni di piombo ed era già così difficile trovare documentazione critica.
Sembrava che tutti volessero marcare la distanza, per non confondersi. Dissociarsi è diventato il verbo.
La reazione a ciò che accadeva nel mondo è diventata scarsa ed inesistente. La ricerca del consenso è valsa per la politica, quanto per lo scrittore .
Mi piacciono queste parole usate dal critico Piromalli.
“Importa sottolineare la caduta delle ideologie e delle poetiche quali strumenti capaci di scavare nel razionale. Il risultato è un imperante manierismo, una pasticceria di termini impropri, non pertinenti, astorici e di pseudo concetti. Le contaminazioni delle angosce senza dramma, delle ambiguità, dei rovesci avvengono in un clima di consapevole putrefazione e di stanchezza. La passione ideologica non dà calore al verbo delle avanguardie, la lingua della letteratura è quella piatta della comunicazione quotidiana, le lingue laterali hanno perduto vigore perché la vera passione minoritaria dei valori e delle radici è caduta. Prevale in tutto il combinatorio, prevale la struttura con moduli di vario colore (intrigo, tempi e luoghi diversi, storia lontana, letteratura raffinata, biblismo etc.): così è stato per Il nome della rosa di Umberto Eco. C’è un pubblico della società di massa che attende nella sua varietà la quota parte di abilità letteraria dello scrittore che gli è dovuta (come una confezione di un mercato aziendale) ma ciò non avverrebbe se il pubblico del manierismo di massa fosse educato all’impegno civile, morale e non, invece, all’ossequio verso una politica industrial-consumistica in cui tutte le maschere trovano posto.
Questo gioco con le parole è il vecchio gioco del letterato formalista che salta sempre sul carro del vincitore, vecchio gioco che si rinnova in grande con i mezzi di comunicazione ridondanti e violenti. Una delle linee della storia letteraria da noi tracciata è quella che indica i trasformismi del vecchio letterato; l’altra è quella che indica ed esalta (chi scrive per la scuola non può non additare, con la forte mente, “il forte animo”) gli intellettuali le cui ragioni sono anche nella costanza dei sentimenti verso l’umanità”.

La notte serve a dormire, a sognare.
Ad archiviare la giornata.
Vorrei voler, Signor, quel ch’io non voglio:
tra ’l foco e ’l cor di ghiaccia un vel s’asconde
che ’l foco ammorza, onde non corrisponde
la penna all’opre, e fa bugiardo ’l foglio.
I’ t’amo con la lingua, e poi mi doglio
c’amor non giunge al cor; né so ben onde
apra l’uscio alla grazia che s’infonde
nel cor, che scacci ogni spietato orgoglio.
Squarcia ’l vel tu, Signor, rompi quel muro
che con la suo durezza ne ritarda
il sol della tuo luce, al mondo spenta!
Manda ’l preditto lume a noi venturo,
alla tua bella sposa, acciò ch’io arda
il cor senz’alcun dubbio, e te sol senta.
[tutu - miles davis]

Mio padre li chiama “i piccoli“, mia madre “i bambini“. Io, “i cuccioli“.
Lilla e Flavio.
Gli toccava, a buon diritto, la prima fotografia.

Ma pure la seconda


Al contrario di quanto in genere si crede, senso e significato non sono mai stati la stessa cosa, il significato si percepisce subito, è diretto, letterale, esplicito, chiuso in se stesso, univoco per così dire, mentre il senso non è capace di starsene tranquillo, brulica di significati secondi, terzi e quarti, di direzioni raggianti che si vanno dividendo e suddividendo in rami e ramoscelli, fino a che si perdono di vista, il senso di ogni parola assomiglia a una stella quando si mette a proiettare le maree vive nello spazio, venti cosmici, perturbazioni magnetiche, afflizioni.

[Pierre Boulez e la Berliner Philharmoniker - Concerto per Orchestra, Bela Bartok]

16 marzo 1978
Non andavo più così spesso in facoltà.
Quella mattina ero a casa, sentii la notizia alla radio.
“Rapito Moro: è il gioco più pesante e sporco che sia mai stato provato sulla testa dei proletari italiani”
[Lotta Continua 17 marzo 1978]
[Vladimir Horowitz plays Schubert, Moments Musicaux, op. 94, no. 6]

Un comunista
Essere comunista era insomma, per Candido, un fatto quasi di natura: il capitalismo portava l’uomo alla dissoluzione, alla fine; l’istinto della conservazione, la volontà di sopravvivere, ecco che avevano trovato forma nel comunismo. Il comunismo era insomma qualcosa che aveva a che fare con l’amore, anche col fare all’amore: nel letto di Paola, in casa del generale. Don Antonio questo lo capiva e, generalmente e genericamente, lo approvava; ma riguardo a sé, al suo essere comunista, aveva idea diversa. «Un prete che non è più prete» diceva «o si sposa o diventa comunista. In un modo o nell’altro deve continuare a stare dalla parte della speranza: ma in un modo o nell’altro, non in tutti e due i modi».
[Candido - Leonardo Sciascia]
Buongiorno, mezzanotte.

Torno a casa.
Il giorno si è stancato di me:
come potevo io – di lui?
Era bella la luce del sole.
Stavo bene sotto i suoi raggi.
Ma il mattino non mi ha voluta più,
e così, buonanotte, giorno!
Posso guardare, vero,
l’oriente che si tinge di rosso?
Le colline hanno dei modi allora
che dilatano il cuore.
Tu non sei così bella, mezzanotte.
Io ho scelto il giorno.
Ma, ti prego, prendi una bambina
che lui ha mandato via.
Emily Dickinson
E’ giunta mezzanotte, si spengono i lampioni…solo va un uomo in frac

Il Circo
L’acrobata
acrobata (s. m.) è chi cammina tutto in punta (di piedi): (tale, almeno, è per l’etimo): poi procede, però, naturalmente, tutto in punta di dita, anche, di mani (e in punta di forchetta): e sopra la sua testa: (e sopra i chiodi, fachireggiando e funamboleggiando): (e sopra i fili tesi tra due case, per le strade e le piazze: dentro un trapezio, in un circo, in un cerchio, sopra un cielo): volteggia su due canne, flessibilmente, infilzate in due bicchieri, in due scarpe, in due guanti: (dentro il fumo, nell’aria): pneumatico e somatico, dentro il vuoto pneumatico: (dentro pneumatici plastici, dentro botti e bottiglie): e salta mortalmente: e mortalmente (e moralmente) ruota: (così mi ruoto e salto, io nel tuo cuore):
[Edoardo Sanguineti]
I Clowns
[Federico Fellini]
La cavallerizza

[H. Toulouse-Lautrec, Al circo Vernando (1887-1888)]

Illusioni
1.
Concentrati sulla croce al centro e dopo alcuni secondi ti accorgerai che i cerchi rosa che girano sono in realtà VERDI!!!

Concentrandoti sulla croce al centro vedrai che i cerchi rosa spariscono e solo il cerchio verde (che in realtà è rosa) rimane!
2.
Guarda l‘interno di questa immagine, non distrarti!
Concentrati.
Cosa vedi? [Non è Moretti con la Ferrari; poi leggi sotto la soluzione]

[Le ricerche hanno dismostrato che i bambini non riconoscono questa immagine come "intima", perchè la loro memoria non conosce ancora questa situazione. Ciò che vedono i bambini sono 9 delfini...
Li vedi anche tu ?]

Amico
Banchetto
Vien da me, caro amico,
Al riparo di prugnoli e d’acacie,
Vieni a dividere i sacri ozi
In seno a pace, alle muse e alle grazie.
Non carne di vitello grasso,
Non i frutti della Grecia felice
Vedrai, non miele o birra
Nella tua coppa brilleranno;
Ma alla mensa dell’alunno di Febo
Banchettano amicizia e lei;
Vivanda, un bel tozzo di pane
Ed un bicchier di rosso vino.
Michail Lermontov
via poesia.it
Amica

Strategie e rivoluzioni
Ho chiuso la giornata in mezzo alle campagne napoleoniche. Tra il clamore delle battaglie, date e generali, alla fine sul campo sono rimasti i soldatini [di piombo] schierati.
La sveglia ha aperto il giorno con il sibilo del vapore. La prima rivoluzione industriale. Le cause demografiche e sociali, politiche ed economiche.
La Francia e l’Inghilterra.
In mezzo, ho provato ad annegare negli abissi, tra le fregate del Canale, insoddisfazione e dolore.
Oggi, parleremo, dubbiosi, di Spinoza.
E’ stato cancellato dal programma; non c’è tempo per le passioni e la felicità.

Una lezione di filosofia : Umberto Galimberti Il corpo delle donne

Il jazz è la dimostrazione che la notte non servono parole e che basta, per la felicità, anche il silenzio.
Buon ascolto
So what - Miles Davis & John Coltrane

[Autoreferenziale]
La frangia dei capelli che ti vela
la fronte puerile, tu distrarla
con la mano non devi. Anch’essa parla
di te, sulla mia strada è tutto il cielo,
la sola luce con le giade ch’ài
accerchiate sul polso, nel tumulto
del sonno la cortina che gl’indulti
tuoi distendono, l’ala onde tu vai,
trasmigratrice Artemide ed illesa,
tra le guerre dei nati-morti; e s’ora
d’aeree lanugini s’infiora
quel fondo, a marezzarlo sei tu, scesa
d’un balzo, e irrequieta la tua fronte
si confonde con l’alba, la nasconde.
Eugenio Montale

Il mare cancella, di notte.
La marea nasconde. E’ come se non fosse mai passato nessuno (Baricco, Oceano Mare)
E io stanotte, sono oceano.
A salty dog - Procul Harum

La notte - Michelangelo Antonioni
Una città: Torino (fotografata il 2 ottobre 2007)

[la Mole...]

[vendeva gelati?]

[museo egizio]

[fatta al volo, in macchina, viaggiando verso il "Delle Alpi"]
Un cantautore (piemontese): Paolo Conte
…e ricomincerà come in un rendez vous…ta dadà tadà

la mia sigla
my favorite things
Una parola
Saluto
Il passato è passato, e se uno
ricorda quel che voleva
fare e poi non ha fatto, non
basta aver pensato di
fare? Come quella raccolta
di un esemplare di ciascuno
che avevo escogitato, un
esemplare di ogni tipo di trifoglio,
margherita, hieracium che
cresceva in quel campo
dove stava il capanno e
studiarli per un pomeriggio
prima che appassissero. Il passato
è passato. Saluto
quel vario campo.
James Schuyler
Due cantanti
Carmen Consoli, Mario Venuti
Mai come ieri

Un link
E’ il nuovo blog della Zanichelli di lingua italiana e intercultura, curata dal prof. Giacalone.
Si rivolge agli stranieri che vogliono imparare la nostra lingua e la nostra cultura.
E agli italiani che vogliano verificare, con qualche esercizio, quanto è usurata la “loro lingua”.
Due parole
“Prosa: parole nel loro ordine migliore; poesia: le migliori parole nel loro ordine migliore” [Coleridge
Un colore
Yellow - Coldplay
Mellowyellow Donovan




![[ap]profitérole [ap]profitérole](http://farm3.static.flickr.com/2115/2285219185_d2b9b638f7_t.jpg)

Gennaio 29, 2008 at 12:06 am
E perchè non Yellow Submarine?
]
['sto blog è pieno di sorprese
Gennaio 29, 2008 at 8:42 am
Sine die, la pagina della notte (o del giorno) più o meno quotidiana…come gira
Yellow Submarine non mi piace, in effetti spesso ci chiediamo, in molti, ma cos’ha di particolare “Sgt Pepper’s” a parte la copertina?
Gennaio 29, 2008 at 5:58 pm
cosa mi sfugge?
Gennaio 29, 2008 at 6:51 pm
la traduzione di “sine die”, forse
Gennaio 29, 2008 at 7:16 pm
anche…
Ma tutto quel GIALLO??
Gennaio 29, 2008 at 7:31 pm
Sei malizioso
solo una coincidenza,stavo ascoltando Donovan e pensavo al professore, quando dici, i percorsi della mente.
Gennaio 29, 2008 at 7:37 pm
MALIZIOSO? IO??
NON IN QUESTO CASO…
Gennaio 30, 2008 at 1:09 am
E di questa cosa dici?
Gennaio 30, 2008 at 1:16 am
Grazie, l’avevo dimenticata
kiss (notte)
Gennaio 30, 2008 at 2:41 am
K(r)iss
L’hai letto Salgari?
Febbraio 6, 2008 at 10:49 pm
Update
Febbraio 7, 2008 at 1:11 am
Conte affascinante ma non convincente.
Questo è un gruppo piemontese, invece.
http://it.youtube.com/watch?v=V2dMZtkYleQ
Febbraio 7, 2008 at 1:16 am
Conte, mi piace
Non deve affascinare, nè convincere… (di cosa poi?!?)
Ovviamente, conosco gli yo yo mundi e anche gli eiffel 65 (remix)
Febbraio 10, 2008 at 2:09 am
“No, io non ho più idee…, ho soltanto memorie”.
Febbraio 10, 2008 at 10:54 am
@Mauro, sono intuitiva, quando scelgo di mettere qualcosa sul blog (poesie, parole, musica) non ci penso. Oramai le parole giocano da sole, si combinano da sole, io sono la loro “amanuense”
Febbraio 10, 2008 at 12:47 pm
Dicesti… “le donne sono streghe”
Febbraio 18, 2008 at 11:58 pm
“Il corpo delle donne” non si vede.
Farò come taaaanti anni fa: proverò ad immaginarlo
Febbraio 21, 2008 at 12:09 am
@Illusione
E i delfini, invece, dove li vedono? Nella vasca da bagno?
Febbraio 21, 2008 at 12:26 am
Ci stanno, nella bottiglia. Io, però riesco a contarne solo 6.
Concentrati sulla coda
Febbraio 27, 2008 at 8:55 pm
Stasera ho fatto un giro dove non ero ancora entrata……
Ho visto tutti e 9 i delfini…. allora è vero che col passare degli anni si ritorna bambini!!!!
Febbraio 27, 2008 at 9:30 pm
Brava Fausta, divertenti le illusioni, vero?
Marzo 6, 2008 at 4:55 pm
bello l’aggiornamento fotografico!

Marzo 7, 2008 at 9:01 pm
A proposito di clown, sono stata a vedere lo “Slava snow show”: una cosa incredibile! Invece che in un teatro entri direttamente nel sogno e lì vivi due ore, tra allegria e malinconia (quella malinconia leggera dei clown) - gli occhi spalancati dallo stupore!
Impossibile raccontarlo….
Marzo 11, 2008 at 7:56 am
Grazie Stu
Marzo 11, 2008 at 8:00 am
Dai Fausta, prova a raccontarlo, da te. Poi passiamo a leggerti
Marzo 17, 2008 at 11:24 am
30 anni fa il manifesto costava 200 lire (stamane 1 euro) Allora fece un titolone-sommario (che ben lo distingueva dagli strilli proletari di Lc) con queste parole:
Aldo Moro rapito. E’ quasi un colpo di stato. Le camere votano d’urgenza Andreotti. La Malfa chiede leggi eccezionali e pena di morte. Le Br rivendicano e i servizi segreti spadroneggiano in Italia, paese di frontiera. Gli operai nelle piazze, sola garanzia contro responsabilità e connivenze dello stato. La democrazia si difende con la democrazia.
Marzo 17, 2008 at 11:28 am
Ma valà è più efficace quello di LC.
Il Manifesto aveva la necessità di dare spiegazioni ai suoi lettori (picini un pò pentiti) e ha fatto un “papillo” …
Marzo 17, 2008 at 7:05 pm
http://www.youtube.com/watch?v=emoFu3iejiQ
Sono andata a teatro ai suoi spettacoli ogni volta che è venuto a Firenze….
Marzo 30, 2008 at 11:57 am
Per scrivere cose difficili occorrono scrittori bravi.
Partiamo da questa banale considerazione per dire che sul terrorismo (argomento complicato sul quale non esistono opinioni condivise, che non esistevano neppure sul “precedente” tema della violenza all’interno dei gruppi) è perciò complicatissimo trovare uno scrittore che sappia raccontare quella vicenda dall’interno, con voce narrante che sia onnisciente. Dobbiamo accontentarci di testimonianze.
Non possiamo mirare all’oggettività. 30 anni sarebbero un tempo sufficiente, ma chi oggi ne scrive dimostra di essere ancora coinvolto. O perchè protagonista, o perchè, per inafferrabili motivi, convinto che la voce delle vittime sia da porre sullo stesso piano dei carnefici.
Sul trasformismo degli intellettuali, sull’acquiescenza, sull’omologazione, Piromalli dice cose condivisibili ma spesso valide, non solo per questa particolare questione.
Marzo 30, 2008 at 12:01 pm
Condivido e aggiungo.
Con le dovute cautele che vanno tenute nei confronti dei “testimoni”, come ci insegna la storiografia e anche gli studi più recenti sulla “memoria”.
Maggio 1, 2008 at 1:17 pm
Da subito ho visto i due delfini all’interno delle braccia femminili, leggendo la risposta ne ho individuati altri 6, il nono non lo vedo.
Un abbraccio
Maggio 2, 2008 at 8:53 am
Max, individua “le code” e il gioco è fatto
Maggio 13, 2008 at 1:11 am
Trovo assai interessante che, dopo aver parlato di incantesimi, ora tu ci intrattenga sulle streghe del Macbeth
D’altro canto il filmato è una possibile lettura delle tesi di Galimberti, anche se non credo che lui creda alle streghe! (io no, cmq)
Giugno 4, 2008 at 11:16 pm
Stasera, mentre rientravo a casa, su Radio Tre trasmettevano le (nuove) Interviste impossibili.
Camilleri intervistava Venerdì (interpretato da Sabina Guzzanti).
Dai tempi di Popoff, meglio la radio!
[ma qui i commenti si perdono, Angela]
Giugno 4, 2008 at 11:27 pm
Ho seguito su rai3 il nuovo docufilm di Burchielli sulla violenza alle donne, “Vittima e carnefice”.
Dopo “Cocaina”, un’altra “presa diretta” efficacissima.
Angoscianti e tristi, le storie!
Giugno 19, 2008 at 6:27 pm
[...] [La pagina della notte] [...]
Luglio 3, 2008 at 12:23 am
E’ sempre così piena e interessante questa “pagina della notte”.
Vengo a leggere qui …. mi piace