Ovvero, della fortuna di vivere al Nord.
Bastano poche ore e puoi attraversare la frontiera, quella Svizzera, per esempio.
Non mi sono spinta così lontano, ho lasciato le Alpi sullo sfondo, i ghiacciai che guardano Torino e mi sono fermata prima.
A Como

Como
[Torre medioevale di Piazza Vittoria]

per vedere il Lago,

lago Como

ancora esondato

lago di Como

lago di Como

Una breve passeggiata, una granita al bar

prima di tornare a Milano, a villa Arconati, al tramonto

parco arconati

aspettando il concerto Zappa Plays Zappa Tour de Frank!

arconati festival

Agli anniversari di matrimonio si parla di separazioni e divorzi.
- Dove andremo a finire -
- si separano che non sono neppure sposati da tre mesi -
Ci sono almeno tre macchine fotografiche digitali e una videocamera.
C’è un bambino o una bambina al centro dell’attenzione dei nonni e dei parenti.
[Una scimmietta! Per carità, ci sta tanto affetto e la bimba è già saggia; li lascia fare... soliti numeri, acrobazie e artrosi].
Si parla di case e di arredamento.
I festeggiati si regalano un quadro, di un autore quotato, magari. L’importante è che “riempia l’angolo vuoto del soggiorno“.
Si dice - consigliami tu, che sei l’intellettuale della famiglia - con aria canzonatoria, mista ad agrimonia.
Si regalano i portafiori e il televisore LCD da 37 pollici.
Si mangiano le pizzette, i rustici, le verdure alla griglia, il riso e la pasta in insalata, il prosciutto crudo, il grana.
Si beve il vino (un poco ossigenato) e il prosecco fatto in campagna.
Si fa portare la torta (la sfoglia con panna, crema pasticcera e fragole, decorata con rose di burro) dal Bologna.
Per fortuna, avevo portato un dono identitario: i dolcetti di mandorle, del sud-est barese!
In cambio, mi hanno regalato fragole, albicocche e cetrioli, raccolti, (sorseggiando il Ferrari, doc) nell’orto.

?

[Castello estense]

Duomo

[1° indizio: Duomo, particolare]

Resistenza

[2° indizio: film ...]

Via delle Volte

[3° indizio: Via delle Volte, particolare e citazione "...Mentre avanzavamo quasi a tentoni, e con l'unico aiuto, per dirigerci, della luce che usciva dai portoncini socchiusi dei bordelli..."

arse in Firenze

[Ultimo indizio: citazione "Ricordati che devi morire!"]

[Padova, piazza della Frutta e Palazzo della Ragione]

[Pergine di Valsugana, Trento]

[Pergine, Requiem per Chris - Enrico Rava e Sergio Rubini]

Noi siamo creature del sole, noi uomini e donne. Amiamo la luce e la vita. Ecco perchè ci affolliamo nei paesi e nelle città, e la campagna diventa ogni anno sempre più deserta. Alla luce del sole — nelle ore del giorno, quando la natura è viva e tutta affaccendata intorno a noi, amiamo abbastanza le apriche colline e i boschi profondi; ma la notte, che la nostra madre terra s’è addormentata, lasciandoci svegli, ahi! il mondo ci sembra così desolato, e noi abbiamo paura, come bambini in una casa silenziosa. Allora ci sediamo a singhiozzare, e bramiamo le vie illuminate dal gas, e il suono delle voci umane e la corrispondente pulsazione della vita umana. Ci sentiamo così soli e così piccini nella gran calma, quando gli alberi bui stormiscono al vento notturno. Vi sono tanti spettri in giro, e i loro taciti sospiri ci fanno sentir così tristi. E ci raccogliamo nelle grandi città, e accendiamo dei grandi falò d’un milione di becchi di gas, e gridiamo e cantiamo insieme per darci coraggio!

[Tre uomini in barca (per tacer del cane) ]

 

magritte
[Magritte 1929]
L’uomo cammina per giornate tra gli alberi e le pietre.
Raramente l’occhio si ferma su una cosa, ed è quando l’ha riconosciuta per il segno d’un’altra cosa: un’impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d’acqua, il fiore dell’ibisco la fine dell’inverno. Tutto il resto è muto e intercambiabile; alberi e pietre sono soltanto ciò che sono.
Finalmente il viaggio conduce alla città di Tamara .
Ci si addentra per vie fitte d’insegne che sporgono dai muri. L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose: la tenaglia indica la casa dei cavadenti, il boccale la taverna, le alabarde il corpo di guardia, la stadera l’erbivendola. Statue e scudi rappresentano leoni delfini torri stelle:segno che qualcosa - chissà cosa - ha per segno un leone o delfino o torre o stella. Altri segnali avvertono di ciò che in un luogo è proibito - entrare nel vicolo con carretti, orinare dietro l’edicola, pescare con la canna dal ponte - e di ciò che è lecito - abbeverare le zebre, giocare a bocce, bruciare i cadaveri dei parenti. Dalla porta dei templi si vedono le statue degli dei, raffiguranti ognuno coi suoi attributi: la cornucopia, la clessidra, la medusa, per cui il fedele può riconoscerli e rivolgere loro preghiere giuste. Se un edificio non porta nessuna insegna o figura, la sua stessa forma e il posto che occupa nell’ordine della città bastano a indicarne la funzione: la reggia, la prigione, la zecca, la scuola, pitagorica, il bordello. Anche le mercanzie che i venditori mettono in mostra sui banchi valgono non per se stesse ma come segni d’altre cose: la benda ricamata per la fronte vuol dire eleganza, la portantina dorata potere, i volumi di Averroè sapienza, il monile per la caviglia voluttà. Lo sguardo percorre le vie come pagine scritte: la città dice tutto quelli che devi pensare, ti fa ripetere il suo discorso, e mentre credi di visitare Tamara non fai che registrare i nomi con cui essa definisce se stessa e tutte le sue parti.
Come veramente sia la città sotto questo fitto involucro di segni, cosa contenga o nasconda, l’uomo esce da Tamara senza averlo saputo.
Fuori s’estende la terra vuota fino all’orizzonte, s’apre il cielo dove corrono le nuvole.
Nella forma che il caso e il vento danno alle nuvole l’uomo è già intento a riconoscere figure: un veliero, una mano, un elefante…
[Calvino, Le città invisibili - Oscar Mondadori]

piazzetta

Se vai a metà mattina, prendi il macchiatone. Se ordini un espressino non capiscono. Anche a Roma, per dire, ho preso un espressino e mi hanno portato una melassa bianca. Glassa, come quella che usano per disegnare le stelline dei pandistelle.
Fatta con l’albume e lo zucchero e poche gocce di limone. Aspetto leccato e lucido, pupazzoso. Glassa di melassa. [Lo so evoca certe facce della politica]

I luoghi sono importanti ed “identitari“; a Bari l’espressino ha il suo bicchiere, la giusta quantità di caffè e di schiuma di latte, con o senza l’aggiunta del cacao.
Ora c’è pure quello freddo.
[Poi dicono che l'enfasi sta a sud. Il macchiatone cos'è allora? Un cappuccino col saio corto?]

Dalle undici puoi anche ordinare lo spritz. Preferibilmente con l’Aperol il Campari. Rosso, per intenderci. Accompagnato dalle patatine e dalle olive verdi, da non confondere con i “capperi giganti“. Riconoscibili dal lungo picciolo che l’oliva non ha.
Ocio, non potete continuare a spaccarvi i denti.
Se non vuoi chiacchierare o stai sola, puoi leggere il quotidiano del bar, scegliendo tra il Mattino, il Giornale e la Padania.
Stai, viceversa, in piacevole compagnia e, perplessa, racconti che stai diventando “bacchettona“, che non capisci tutte queste “perversioni”, l’assenza di limiti nelle pratiche (ma soprattutto nelle frequentazioni) sessuali e non comprendi la mancanza di porte alle camere da letto.
Così, quando quei due, seduti vicini, iniziano a litigare, sei quasi contenta.
Ohhh! Finalmente si torna a un sano e (socialmente) utile adulterio.
Lei si sta lamentando, alzando sempre più la voce (dopo che si è guardata intorno) che lui (di spalle, riccioli biondo-bianchi) continua a fare promesse, che puntualmente non mantiene. La illude e promette, ma lei si è stancata eh!
Si alza e va via, a casa, querula a voce alta. Poi torna indietro, inizia a togliere il lucchetto della bici, tergiversa. Si riallontana. Lui, sempre seduto, indifferente.
Infine, si alza e la richiama (saranno passati dieci minuti).
- Non mantieni le promesse - ripete lei, petulante, montando e smontando dalla bici.
- che c’è che vuoi, ora… -

- Bisogna pagare al bar - [Lui]

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