Il tempo mi appare come una cosa corpulenta
Gli occhiali neri (come, in fondo, l’Ipod) si usano non per “distinguersi”, ma per “distanziarsi” dagli altri. Non solo una maschera, ma uno schermo fra sé e gli altri. Servono a vedere senza essere visti. A scrutare senza essere scrutati. Senza che gli altri possano vederti mentre gli scruti. Non servono a essere riconosciuti, ma a non farsi riconoscere. Non perché si cambi identità, ma perché si nascondono gli occhi. E gli occhi parlano di noi più di qualsiasi parola. Trasmettono e rivelano emozioni, sentimenti, paure. Il popolo degli occhiali neri è una folla di persone che vogliono vivere sole in mezzo agli altri. O meglio: come fossero da sole, ma insieme agli altri. Sempre alla finestra (sul cortile), dovunque e a ogni ora. Con poche pause e poche riserve. A casa propria, con i propri familiari, la cerchia delle persone più vicine. L’uomo che guarda senza essere visto pur sapendo che tutti gli altri lo guardano. Una società guardona e guardata al tempo stesso. Per paura degli altri, nasconde – e sta perdendo – gli occhi. Ilvo Diamanti, Occhiali, capitolo inedito dal “Sillabario dei tempi tristi“ Feltrinelli
Le signore Carfagna e Gelmini credono che un look severo e abbottonato comunichi sobrietà e riesca nel miracolo di farle apparire prime donna della politica.
Sarà per questo motivo, dunque, che anche oggi, sotto un sole cocente, soverchiate da abbottonatissimi abiti scuri, hanno accompagnato – tra le rovine del centro storico – le altre ladies che, invece, si mostravano (pelle, corpi) in vestitini esuberanti e colorati?
NB: ho seguito il servizio su sky, foto on line, non ne ho trovato, per ora.
A parole tue