Mi sono alzata tardi. Dovevo scrivere del Pelargonio, detto comunemente, geranio. Così ho sognato.
Ci vuole tempo, pazienza e io oggi mi sento straniera. Le nuvole marcano l’orizzonte.

[Perciò racconto i miei dolori alle pietre, che, se non possono rispondere alla mia pena, pure sono in qualche modo meglio dei tribuni, perché non interrompono la mia storia. Quando piango, ai miei piedi esse ricevono le mie lacrime umilmente e sembrano piangere con me; se solo fossero abbigliate di vesti austere, Roma non disporrebbe di tribuni a loro pari. Una pietra è tenera come cera, i tribuni sono più duri delle pietre; una pietra è silenziosa...]
via Giuliano

Ci vorrebbe un imprevisto, come scrive Luca De Biase. Un post di poche parole che mi ha preso buona parte dei pensieri di tarda mattina.

Intanto…
Ieri dunque è partito finalmente il tesseramento. La numero 1 se la aggiudica Walter, di slancio e senza affanni. Costo minimo 15 euro. Lo slogan del tesseramento è “La differenza la fai tu”.
Il pericolo è abituarsi a ragionare per sottrazione

[via Zoro]

Ho sempre pensato che una storia o si vive o si scrive. Valeria Parrella, da quello che raccontano, ha combinato le due cose e ha vinto un premio letterario. Però le mie amiche (e io mi fido delle mie amiche) che hanno già letto il libro premiato, non l’hanno particolarmente apprezzato.

Continuo a pagare pegno ogni anno. Ho letto “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano, vincitore dell’ultimo premio Strega.
Mi hanno prestato il libro.
Siccome Pino Daniele sta cantando “Quanno chiove“, ne parliamo un’altra volta.
Aspettando un imprevisto, Vi auguro buona giornata!
:)

Aggiornamento: pomeriggio.
Piovera? Forse, comunque, meglio portarsi le ceratine.

Nel frattempo, mi lascio contagiare dalla nostalgia di Fausta.
[E mi gira pure la testa...questa pressione]

Rete4 ore 21.00 Robin Hood

La serie è incentrata sul celebre ed eroico personaggio che “rubava ai poveri per dare ai ricchi“.

Trasmesso in Gran Bretagna per la prima volta nell’autunno 2006, Robin Hood in patria è giunto alla terza edizione, che andrà in onda nel prossimo autunno.
 In Italia, i 13 episodi da 45 minuti della prima serie saranno trasmessi in sei prime serate.
…Divertente, moderno ed intelligente, questo Robin Hood si propone di affascinare una generazione completamente diversa da quelle catturate a suo tempo dalla versione in cartoni disneyana o da quella con protagonista il bel Kevin Kostner.
Girata a Budapest, Robin Hood è una miscela unica di action, avventure esilaranti e romanticismo. Una sceneggiatura tagliente aggiorna la popolare leggenda, per la fruizione di un pubblico contemporaneo e sofisticato.
Qui Robin Hood si supera in astuzia, deliziando i suoi adepti nel combattere indomitamente l’autorità del perfido Sceriffo di Nottingham. Per far questo usa, letteralmente e non, tutte le frecce al suo arco: truffe, travestimenti, trucchi, la sbalorditiva arte del tiro con l’arco e l’incredibile bravura nel duellare con la spada

 

 

 

Il ciclostile lo so usare.

Per i tazebao si facciano avanti quelli con la bella scrittura.

Marco Belpoliti, sulla Stampa di oggi scrive di mutande. Un articolo di costume, come si dice.
A parte le ovvietà sull’esibizione e il narcisismo, nonchè sulla femminilizzazione della moda maschile, e brevi cenni sulla storia della mutanda, il critico e scrittore comunica la novità: l’uso da parte dei giovani (e meno giovani) maschi, della mutanda, con elastico griffato “che spuntava dal calzone, dietro la schiena“.

Belpoliti, ma cosa scrive, saranno quattro cinque anni che va questa moda (in USA molto di più).
Gli stilisti ci hanno costruito profitti, intorno, se è vero, come diceva Dolce o Gabbana, un anno fa (forse due) da Fazio a “Che tempo che fache l’accessorio moda è importante, siccome non tutti possono permettersi il capo firmato - con quei prezzi - così con solo 25, 30 euro grazie alla mutanda con la scritta D&G (o CK o Tommy) - a vista - si sentono, egualmente, parte di quel mondo dei ricchi.

Le mutande con l’elastico griffato, a vista, non fanno notizia.
E neppure quelle in cui trans/ita il giornalismo italiano.

rom.

L’avete visto ieri sera, Vespa, nelle discariche rom, alla periferia di Roma?
Era accompagnato dal sindaco AlèManno e da un anziano comandante dei vigili urbani.
Non ho prestato attenzione alle parole, ma alle facce. Al sorrisino (compiaciuto e trattenuto del sindaco) al viso (abbronzato e contratto) di Bruno Vespa.
A proposito, non ho seguito le cronache di questi giorni, ma il giornalista è entrato nella nuova giunta capitolina o è il neo Commissario dei Rom? Così, perchè mi sono chiesta, ma che ci sta a fare là?
Chissà cosa dicevano.
La verità è che stavo riflettendo sui mezzi della RAI. Pensavo, ma come stanno messi male, in RAI, senza soldi, costretti a girare quelle riprese esterne con la telecamera del telefonino.
La qualità delle immagini era quella!
Mosse, sfocate o sovraesposte, come quelle che girano i reporter di guerra. Mentre corrono, di nascosto, al buio.
Lì erano in esterna giorno.

Per fortuna, quando riprendeva i due, la mano era ferma, non tremava.
Si vede che non hanno più squadre esterne, in RAI! Le avranno prestate tutte a Meeediaset, a Paolo del Debbio.
Ma pure la costumista, con tutti quei vestiti delle fiction, come lo ha mandato in giro, tra i rom? Con un lucido vestito blu, con cravatta!
Dovevano vestirlo come Riotta, in maniche di camicia e magari fargli cantare
senza giacca e cravatta
accussi’ so’ venuto
mmiez’ ‘e facce

io nun ero nisciuno, quanta strada aggia fatte
.

A ognuno il suo

Steve Ballmer, AD Microsoft

[via Wittgenstein]

Leggendo i commenti del post buon consiglio” (senza timore di smentita), si può affermare che:

1. Mauro non è un buon navigatore (dis/orienta)
2. Chi frequenta e legge questo blog NON è di sinistra (e neppure santo)
3. Non saremo santi e navigatori; poeti, sicuramente
(Il nome? Il nome? ….)

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