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Non aprite quella porta
Secondo Ambra Zeni, fotografa, lo stato di salute degli italiani non si evince più dalla lettura dei freddi numeri del PIL, è ben visibile, invece, dietro la porta di un freddo frigorifero.
La prima evidenza, ad esempio è che “ nel nido domestico, accanto al frigorifero, è svaporata la famiglia così come veniva definita negli antichi dizionari. Certo, ci sono ancora madri, padri e figlioli, con il frigorifero gonfio di cibi da consumare nel rito comune del pranzo. Ma intorno allo stesso frigorifero ormai ruotano «nuclei sociali» molto diversi. Uomini e donne single per scelta o per separazione, conviventi, coppie gay e lesbiche, gruppi di amici che per lavoro o per studio vivono sotto lo stesso tetto. Ognuno è ben definito da come compra e conserva il cibo”
“Il grande spartiacque – fotografia cantat – è tra esseri umani single e accoppiati, e, soprattutto, tra uomini e donne. Il maschio zitello o si presenta con ripiani desolati come l’Urlo di Munch o li riempie di cose inutili. … Le donne, invece, dimostrano un’attenzione completamente diversa. Nel frigorifero delle casalinghe non manca mai nulla, regna un ordine matematico, a base di barattoli, vaschette, sculture di cellophane”
La fotografa, però, contrariamente a quanto ci raccontano il cinema e i libri (e i ladri!*), nel frigorifero non ha trovato nulla di strano.
“Tutt’al più creme e cosmetici, che ninfette e signore, alternano a vasetti di senape e marmellate. Ci sono medicine o bicchieri vuoti per servire cocktail come Martini comanda. E mascherine per cancellare le occhiaie dal viso. Nessun reggiseno di pizzo, invece, tra fragole e yogurt. Anche questo è un segno dei tempi: le Marilyn di oggi non mettono più l’«intimo in frigorifero» per combattere l’afa estiva.”
[La mostra «Famiglia che vai, frigo che trovi», è a Milano da lunedì fino al 27 settembre, al centro «Polifemo» (Via Procaccini 4)]
via laStampa.it e Meriggio
[* Tra i primi posti dove in ladro va a cercare, c'è il frigorifero. Controlla se avete messo sotto aceto o ghiacciato il solitario, da enne carati.]
Dopo aver letto, ho aperto anch’io, per uno scatto, quella porta.
Ecco il frigorifero di una donna single, con figlio.
Ci sono solo prodotti genuini: conserve di frutta, barattoli di pesto (buonissimo) preparati dall’ex suocera, confezioni monodose di créme caramel (l’adoro e l’alterno con la panna cotta) verdure. La frutta non la metto in frigo. Una confezione di feta, non può mai mancare. Il resto di quelle assurde confezioni da famiglia numerosa, di gnocchi, una vaschetta di burro, latte e succo di frutta, birra.
L’immagine di una vita confortevole e di una sana passione culinaria, che può contare sulla possibilità di giovare dei buoni prodotti della terra e di preziosi genitori (che Dio li benedica).
Favonio
Ci sono 40 gradi e il favonio non fa salva neppure l’ombra.
Per strada non c’è nessuno. Ma non tutti sono andati al mare. I cinesi che abitano nel quartiere, ad esempio, continuano a passare sotto gli ombrelli colorati. Hanno lavorato anche oggi, nel loro laboratorio.
Il gruppo sta provando, in garage. Mazziati e stravaccati, i ragazzi, perché “ chi se ne frega di ferragosto, tra un mese inizia la scuola!”
Vado a mangiare a casa di mamma, pasta al forno, con le melanzane fritte, focaccia impastata questa mattina all’alba, e tanta frutta di stagione.
Al mare, immagino già le scene.
Già l’altro giorno, prove generali. Per entrare in acqua bisognava attraversare vari sbarramenti.
Le sdraio, i lettini e i teli delle manze, foche e otarie, subito dopo i bambini con palette e secchielli. Poi c’era quello degli spicchettisti (guardoni), ancora quello delle signore che non sanno nuotare.
Neppure mezzo metro d’acqua ed ecco il successivo, quello dei racchettisti, dei pallavolisti.
Solo qualche metro ed ecco i pomiciatori (le coppiette) e, finalmente, schivando canoe, ognuno poteva fare le proprie evoluzioni acquatiche.
Sotto gli ombrelloni, invece, a qualsiasi ora, si mangia.
Frutti di mare, ricci (ma non dovrebbe essere tempo di…!!!) focacce ripiene di mortadella e provolone (la tradizione). Paste ripiene di ogni genere. Intere casse di dreghèer (dreher) ficcate nei frigoriferi da mare.
Per l’occasione ferragostana, non lesinano sull’euro. Sono operai, meccanici, manovali, commesse, già sposati, con due tre bambini. Alcuni così piccoli, da stare ancora nella carrozzina coperta, portata in spiaggia. Affittano l’ombrellone solo per le carrozzine, almeno a ferragosto.
Sono loro che permettono ai gestori prezzi esagerati, perché hanno poche pretese e per due giorni all’anno vogliono fare i signori.
Ancora la vecchia convinzione che il ricco butta i soldi e poi passa Robin Hood a raccoglierli, mentre Padre Tac, all’ingresso, con il suo costumino attillato, sotto l’ombrellone, controlla quelli che arrivano, per dare loro il conforto e la benedizione. *
I nuovi ricchi, invece, quest’anno, si confondono sulla spiaggia libera. Li riconosci dal portachiavi (BMW) e dalle tette “nuove di zecca” (omologate) che hanno regalato alla moglie.
E non azzardate analisi politiche, almeno a ferragosto! Parliamo di Juventus!
[NB: per correttezza, il vento è lo scirocco, ma gli anziani dicono "fafugn" e io favonio, ho scritto]
* Ogni riferimento a persone e fatti reali, è puramente casuale.

A parole tue