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Articoli taggati ‘poesia’

Per podé liberass

4 Novembre 2009 3 commenti

Voeurom on coo de gatt
per podé liberass
di penser…andà in oca,
voeurom desmentegass
del Roveda, di Edison
che tracolla… la gent
balenga, i scagg de guerra
tutto òo lassaa de là.

La traduzione (e altre interessanti curiosità) la trovate qui, sul nuovissimo blog di giuliano

Affrontare la musica

4 Ottobre 2009 1 commento

La lingua
ci porta via per sempre
da dove siamo, e in nessun luogo
possiamo stare in pace
nelle cose che ci è dato
vedere, perché ogni parola
è un altrove, una cosa che si muove
più veloce dell’occhio, proprio
mentre si muove questo passero, virando
nell’aria
dove non ha una casa. Credo, allora,
in niente
che queste parole possano darti, ma
le sento
parlare attraverso di me, come se
solo questo
fosse ciò che desidero, questo blu
e questo verde, e dire
come questo blu
sia per me diventato l’essenza
di questo verde, e più del puro
vederlo, voglio che tu senta
questa parola
che è vissuta in me
tutto il giorno, questo
desiderio di niente
che non sia il giorno stesso, e come sia cresciuto
dentro i miei occhi, più forte
della parola di cui è fatto, come se
non potrebbe mai esserci altra parola
che mi terrebbe
senza spezzarsi.

Paul Auster: Affrontare la musica (Poesie) Einaudi 2004

[Miles Davis, Blue in Green]

Tenere dietro a una storia non è una fatica

12 Settembre 2009 2 commenti

miti

Tutti i gran manifesti attaccati sui muri,
che presentano sopra uno sfondo di fabbrícbe
l’operaio robusto che si erge nel cielo,
vanno in pezzi, nel sole e nell’acqua. Masino bestemmia
a veder la sua faccia piú fiera, sui muri
delle vie, e doverle girare cercando lavoro.
Uno si alza al mattino e si ferma a guardare i giornali
nelle edicole vive di facce di donna a colori.
fa confronti con quelle che passano e perde il suo tempo,
ché ogni donna ha le occhiaie píú stracche. Compaiono a un tratto
coi cartelli dei cinematografi addosso alla testa
e con passi sostanti, i vecchiotti vestiti di rosso
e Masino, fissando le facce deformi
e i colori, si tocca le guance e le sente più vuote.

Ogni volta che mangia, Masino ritorna a girare,
perché è segno che ha già lavorato. Traversa le vie
e non guarda piú in faccia nessuno. La sera, ritorna
e si stende un momento nei prati con quella ragazza.
Quando è solo, gli piace restare nei prati
tra le case isolate e i rumori sommessi
e talvolta fa un sonno. Le donne non mancano,
come quando era ancora meccanico: adesso è Masino
a cercarne una sola e volerla fedele.
Una volta – da quando va in giro – ha atterrato un rivale
e i colleghi, che li hanno trovati in un fosso,
ban dovuto bendargli una mano. Anche quelli non fanno più nulla
e tre o quattro, affamati, han formato una banda
di clarino e chitarre – volevano averci Masino
che cantasse – e girare le vie a raccogliere i soldi.
Lui Masino ha risposto che canta per niente
ogni volta che ha voglia, ma andare a svegliare le serve
per le strade, è un lavoro da napoli. I giorni che mangia,
porta ancora con sé pochi amici a metà la collina:
là si chiudono in qualche osteria e ne cantano un pezzo
loro soli, da uomini. Andavano un tempo anche in barca,
ma dal fiume si vede la fabbrica, e fa brutto sangue.

Dopo un giorno a strisciare le suole davanti agli affissi,
alla sera Masino finisce al cinema
dove ha già lavorato, una volta. Fa bene quel buio
alla vista spossata dai troppi lampioni.
Tener dietro alla storia non è una fatica:
vi si vede una bella ragazza e talvolta c’è uomini
che si picchiano secco. Vi sono paesi
che varrebbe la pena di viverci, al posto
degli stupidi attori. Masino contempla,
su un paese di nude colline, di prati e di fabbriche,
la sua testa ingrandita in primissimi piani.
Quelli almeno non dànno la rabbia che dànno i cartelli
colorati, sugli angoli, e i musi di donna dipinti.
Cesare Pavese