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Articoli taggati ‘riflessioni’

Riassumendo

12 Febbraio 2009 6 commenti

Il silenzio

[fondazione Daje]

Domani, oggi 

Credetemi, la cosa pubblica è noi stessi: ciò che ci lega ad essa non è un luogo comune, una parola grossa e vuota. [...] Al di là di ogni retorica, constatiamo come la cosa pubblica sia noi stessi, che ogni sua sciagura è sciagura nostra… per questo dobbiamo prepararci. Può anche bastare, sapete, che con calma cominciamo a guardare in noi, e ad esprimere desideri. Come vorremmo vivere domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere. Ricordatevi siete uomini, avete il dovere se il vostro istinto non vi spinge ad esercitare il diritto, di badare ai vostri interessi. Avete mai pensato che nei prossimi mesi si deciderà il destino del nostro Paese, di noi stessi: quale peso decisivo avrà la nostra volontà se sapremo farla valere; che nostra sarà la responsabilità, se andremo incontro ad un pericolo negativo? […]

Oggi bisogna combattere contro l’oppressore. Questo è il primo dovere per noi tutti: ma è bene prepararsi a risolvere quei problemi in modo duraturo, e che eviti il risorgere di essi ed il ripetersi di tutto quanto si è abbattuto su di noi.” 

E’ davvero curioso notare come questa lettera, scritta da Giacomo Ulivi nel 1944, all’età di 19 anni, poco prima di essere fucilato dai tedeschi, sia oggi così attuale.  mentecritica

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Quando io, sbalordito, chiedevo a mia madre come avessero potuto sposarsi, cioè scommettere sul futuro, in un momento così oscuro, senza una lira, con mio padre professore supplente (precario, diremmo oggi) e neppure la certezza di essere vivi il mattino dopo, e poi pensare pure a fare figli, lei mi rispondeva che semplicemente si volevano bene e che senso avrebbe avuto aspettare un altro mese, un altro anno, altri due. Se avessero dovuto morire sotto le bombe o sotto i colpi dei repubblichini, sarebbero morti comunque, sposati o non sposati. Tanto valeva sposarsi. Questo ricordo mi torna sempre nei momenti di depressione come questo, quando siamo stremati dal buio e circondati da orrendi corifei con il volto finto che danzano le loro danze macabre attorno al nostro sonno per spaventarci e attirarci nelle loro trappole. Il pensiero di quei due “incoscienti”, come loro stessi si definivano, mi rimette allegria. E mi aiuta a riportare nella prospettiva giusta le crisi di nervi nelle quali oggi cadiamo troppo facilmente. Tempo reale, Vittorio Zucconi

Mano d’opera

27 Dicembre 2008 8 commenti

trama-ordito

Foresta “letteraria” (via mantellini) e area industriale (by galatea)

Io, gli altri

12 Dicembre 2008 1 commento

[...] tramontato «il sol dell’avvenire» – che si sarebbe potuto levare soltanto sulla terra degli uomini presi nel loro insieme – l’Io sembra aver riacquisito diritto di cittadinanza culturale. [...] È un movimento nuovo, che si svolge in due fasi distinte ma non separate, in un’oscillazione tra estremi. Segnala l’impossibilità momentanea di comporre i due termini, di saldare in una storia comune l’Io e gli altri. Ma annuncia anche che ci si è rimessi in cammino lungo quella strada. Per ora, rimaniamo al palo di quel segno d’interpunzione. Ci tocca una virgola che non congiunge e non disgiunge ma giustappone. Io, gli altri, per l’appunto. Bisogna, però, perseverare, avere pazienza: la virgola è il segno di pausa più breve. Corrisponde nella lettura a un minutissimo intervallo della voce.

Antonio Scurati su lastampa.it