Le immagini non hanno più memoria (?)
…volevo parlare di braccia e gambe, di salti in alto e in basso, di corpi che eseguono piroette e giravolte, di viaggi interminabili attraverso lo spazio, di città, deserti, catene montuose che si distendono a perdita d’occhio. A poco a poco, però, man mano che queste parole cominciavano ad imporsi su di me, le cose che volevo fare mi sono sembrate prive di importanza. A malincuore ho lasciato le mie storie argute, tutte le mie avventure in luoghi esotici e ho cominciato, lentamente e a fatica, a vuotare la mia mente. Adesso il vuoto è tutto ciò che resta: uno spazio, per quanto piccolo, nel quale tutto quello che succede, ha modo di succedere.
E per quanto piccola, ogni e qualsiasi possibilità rimane. Paul Auster, Affrontare la musica (Poesie) Einaudi
Alarm Will Sound: Jynweythek Ylow (Aphex Twin)
…il nuovo non puoi definirlo una Cosa, solo perché hai paura di usare parole tragicamente disonorate come progetto, ideologia, meta.
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Da allora sono passati vent’anni, e gli eredi del Pci ancora soffrono quel congedo precipitoso, quel vocabolario che d’un colpo si svuota. Ci sono parole che lasciano l’impronta anche se son nebbia, e un destino simile toccò alla Cosa. Al posto dell’idea del mondo, comparve questo sostantivo che è un annuncio, un guscio che si promette di riempire: «un nome generico – scrive il Devoto – che riceve determinazione solo dal contesto del discorso». Tutto da allora è stato futuro appeso a un contesto indeterminato: anche le primarie, cui si era chiamati a aderire senza saper bene a cosa si aderisse. Anche la speranza di coniugare le due forze fondatrici della repubblica: il socialismo e il cattolicesimo, dimenticando (lo storico Giuseppe Galasso l’ha ricordato il 30 agosto sul Corriere della Sera) il terzo incomodo che è la tradizione laica, liberale, radicale.
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Forza indispensabile della sinistra ma non bene identificata, l’ex Pci l’ingombra con il peso, non leggero, di una storia ripudiata. Sono anni che espia, fino all’eccesso, un passato di cui tuttavia non vuol parlare. Il centrismo, i toni bassi, la tregua fra i poli, la politica senza contrapposizioni: siamo in un paese dove il principale partito di sinistra, vergognandosi del passato, non fa vera opposizione per tema di somigliare a quel che era.
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Vivere la modernità da praticoni è l’abbandono dell’ideologia, in nome dell’antidogmatismo. Il fatto che le ideologie totalitarie siano perite, non significa che un partito possa solo vivere di volontà di potenza, e su essa fabbricare inciuci. Che possa continuare a ricevere il colore da discorsi effimeri. Dotarsi di un’ideologia vuol dire avere un sistema coerente di immagini, metafore, princìpi etici. Vuol dire pensare un diverso rapporto con gli stranieri, la natura, il lavoro che muta, l’immaginario. A differenza della politica quotidiana, l’ideologia ha una durata non breve ma media, e la durata non è imperfezione. È perché non aveva idee sull’informazione di massa e sulla società di immigrazione che la sinistra fu travolta da Berlusconi. Che non seppe adottare, subito, una legge sul conflitto d’interesse. Che giunse sino a chiamare la Lega una propria costola
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Vita normale, per la sinistra, ha significato sin qui smobilitazione ideologica, conformismo: il nuovo ancora lo si aspetta. Barbara Spinelli, Quel muro che cadde sulla sinistra
A parole tue