L’esilio dell’essenziale

weltgeist
Ovunque la verità, la veracità tecnica, essa pure inutile, esilia l’ essenziale – nella sfera delle funzioni inutili. Della stupidità realista fa parte non solo la perfezione tecnica delle immagini, ma anche la loro accumulazione. Sempre più immagini si accumulano in serie, in sequenze “tematiche”, che illustrano fino alla nausea lo stesso avvenimento, che si accavallano e si succedono- immagini che credono di accumularsi e di fatto si annullano l’ un l’ altra. Ciò che viene completamente cancellato in questa storia è la libertà delle immagini le une rispetto alle altre. Ognuna priva l’ altra della sua libertà e della sua intensità. Ora, bisogna che un’ immagine sia libera da se stessa, che sia sola e sovrana, che abbia il proprio spazio simbolico (la qualità “estetica” qui non è in causa). Non si è capito che è in atto un duello delle immagini tra loro. Se sono vive, seguono la legge degli esseri viventi: selezione ed eliminazione. Ogni immagine deve eliminarne un’ infinità d’ altre. È esattamente nel senso inverso che si va oggi, in particolare con il digitale, dove la sfilata delle immagini assomiglia alla sequenza del genoma. È vero che oggi ognuno può immaginare di veder passare il Weltgeist davanti al proprio obiettivo e di essere diventato, grazie all’ incessante padronanza sulle immagini, una coscienza universale. È il regno dell’ espressionismo fotografico

– di fronte a degli oggetti che non aspetterebbero altro che di essere visti e fotografati, cioè presi a testimoni dell’ esistenza del soggetto e del suo sguardo. Vi è qui invece un errore totale sulla ripresa e sull’ essenza dell’ immagine, considerata uno stereotipo oggettivo. Infatti non si tratta affatto di una registrazione, ci sono tante cose che fotografiamo mentalmente, senza necessariamente usare una macchina fotografica (del resto le più belle sono forse quelle che avremmo potuto fare in sogno, ma, ahimè, non avevamo la macchina!). È di una visione fotografica del mondo che si tratta nella fotografia, una visione del mondo nel suo dettaglio, nella sua stranezza e nella sua apparizione. Talvolta c’ è passaggio all’ atto, cioè a una ripresa che materializza questa visione delle cose, non così come sono, ma come in se stesse la fotografia le cambia, ” just as they look as photographed “. Perché la cosa fotografata non è affatto la stessa, e questo sguardo, questa visione, è da essa che emana, così come entra nel campo, nel momento dell’ atto fotografico. E ciò che ne risulta – l’ immagine – non ha affatto l’ aria di quello che le cose sono oggettivamente, ma di quello che assumono “di fronte” all’ obiettivo. Gli oggetti sono sensibili alla ripresa quanto gli esseri umani – da qui l’ impossibilità di testimoniare la loro realtà oggettiva. Quest’ ultima è un’ illusione tecnica, che dimentica che essi entrano in scena nel momento dello scatto, e che ciò che la fotografia può fare di meglio, ciò di cui può sognare, è di catturare questa entrata in scena dell’ oggetto (escludendo ogni messa in scena o artificio stilistico). Ombre et photo, in François L’ Yvonnet (a cura di), Jean Baudrillard, Paris, L’ Herne, 2004, pp. 231-232. – Jean Baudrillard via repubblica.it  [i grassetti sono miei]

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7 commenti su “L’esilio dell’essenziale

  1. buona domenica cara Angela da chi latita dalla blogosfera per fare un po’ pace con se stessa…spero di riuscirvi presto…
    un abbraccio forte forte forte!
    Aicha

  2. Molto ben scelto, e io direi anche che è molto adatto al momento che stiamo vivendo. Riflessioni simili le ho trovate sempre nei film di Herzog, e anche nei suoi libri e nelle interviste, e anche in Wenders, con qualche differenza. Quando dico che sono molto adatte al momento in cui viviamo, lo dico purtroppo in negativo, con un sospiro. Nel cinema e nell’arte figurativa comandano i pubblicitari, che di per sè non sarebbe un male – ma è andata a finire che tutto si è appiattito sul banale e sul già visto.
    Il tuo discorso, se non ho capito male, è però sull’uso delle immagini qui nei blog: è vero, meglio un’immagine ben scelta che venti inutili.

  3. Diciamo che sono interessata alla relazione tra fotografia (immagini) -la sua perfezione tecnica- e la verità. Come si capirà meglio da un post che (prima o poi) pubblicherò 🙂

  4. Giuliano, ahimè non conosco così bene i registi e le tematiche del cinema e dunque non so dirti nulla a proposito. La riflessione e la proposta di lettura è scaturita da una passeggiata su flickr e dalla re/visione di miei vecchi album di fotografie (ero più giovane e particolarmente bella) 🙂

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