Il pranzo di ferragosto

 

life

Nel quartiere stanno già preparando il pranzo per domani. Dalla porta finestra aperta sul giardino arrivano i profumi della buona cucina della domenica. Una signora sta friggendo le polpettine per le lasagne, l’altra le melanzane per la parmigiana. Sicuramente si saranno alzate per tempo a impastare la focaccia pugliese. A metà mattinata saliva un buon profumo di pan di Spagna appena sfornato.

C’è la crisi quest’anno ecco perchè sono lì che praparano, risparmiano sul pranzo al ristorante, com’era venuto di moda negli ultimi anni, per quelli che non vanno in vacanza nemmeno a ferragosto.

Se non fa troppo caldo prenderanno d’assalto quelle poche oasi verdi che restano oppure varcheranno il confine e di buona mattina cercheranno di raggiungere i boschi della Basilicata.

Resterò a casina –a last alone- ho rifiutato persino l’invito di mammà.

Sarà come stare in un gran prato, con tutti i profumi delle grigliate e delle fritture preparate dai vicini.

Infine il rito è sempre quello:  preparativi e consumazione del pranzo, bevande incluse (se le strade fossero davvero controllate, metà Italia domani tornerebbe a casa a piedi).

E’ sempre stato così, anche quando c’era la guerra e negli anni successivi.

Partivano la mattina all’alba con i “traìni” (carri)  e raggiungevano il mare. Con le coperte (di iuta) usate per la raccolta delle mandorle, allestivano la tenda per ripararsi dal sole.  Le donne accendevano il fuoco per riscaldare i grossi tegami di coccio e per arrostire la carne e il pesce. Il vino e l’acqua, insieme al mellone (anguria) venivano messi nell’acqua, legati agli scogli, negli anfratti più freschi. Non mancavano i fichi, in questo periodo sono dolcissimi, e il gelato finale, comprato dall’uomo che passava con il carretto.  A tarda sera riprendevano la strada di casa, per molti il lavoro nei campi ricominciava all’alba.

Noi non ci bagneremo sulle spiagge
a mietere andremo noi
e il sole ci cuocerà come la crosta del pane.
Abbiamo il collo duro, la faccia
di terra abbiamo e le braccia
di legna secca colore di mattoni.
Abbiamo i tozzi da mangiare
insaccati nelle maniche
delle giubbe ad armacollo.
Dormiamo sulle aie
attaccati alle cavezze dei muli.
Non sente la nostra carne
il moscerino che solletica
e succhia il nostro sangue.
Ognuno ha le ossa torte
non sogna di salire sulle donne
che dormono fresche nelle vesti corte.

Rocco Scotellaro

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4 commenti su “Il pranzo di ferragosto

  1. Mi hai fatto fare una bella risata quando ho letto del “mellone” legato e messo in fresco tra gli scogli…..
    Era l’abitudine della mamma di una mia amichetta di scuola (parlo più o meno del 1950)che portava al mare anche me insieme ai suoi figli, a Nettuno, e portava il cocomero che andava subito messo in fresco dentro una rete legata agli scogli.
    Il pranzo poi era composto da pasta al pomodoro, polpette o frittata, piselli…. il tutto rigorosamente a strati dentro le gavette…..
    Con gli scossoni del treno puoi immaginare cosa si trovava al momento dl pranzo…
    Eppure ho un ricordo splendido di quelle giornate……

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