Il passo falso

Immaginiamo un uomo che cammini su un sentiero di montagna. Fa un passo falso e cade in un precipizio. Perchè quell’incidente accadesse, ci volle il concorso di molti elementi determinanti. Quali, tra gli altri, la legge di gravità, la presenza di un rilievo risultante a sua volta da lunghe vicende geologiche, il tracciato di un sentiero destinato, per esempio, a collegare un villaggio ai suoi pascoli estivi. Sarà, dunque, perfettamente legittimo dire che, se le leggi della meccanica celeste fossero differenti, se l’evoluzione della terra fosse stata un’altra, se l’economia alpina non si fondasse sulla transumanza stagionale, la caduta non sarebbe avvenuta. Se domandiamo però quale fu la causa, ciascuno risponderà: il passo falso. Non che questo antecedente sia stato più necessario perchè l’avvenimento si verificasse. Molti altri lo erano nella stessa misura. Ma tra tutti, esso si distingue per parecchi caratteri che colpiscono: è stato l’ultimo a verificarsi; era il meno permanente, il più eccezionale nell’ordine generale del mondo; infine, in ragione proprio di questa minore generalità, il suo intervento sembra quello che più facilmente si sarebbe potuto evitare. Per queste ragioni, appare legato all’effetto con un vincolo più diretto, e noi non sfuggiamo alla sensazione che esso solo l’abbia veramente prodotto.
Agli occhi del senso comune che, parlando di causa, ha sempre difficoltà a liberarsi di un certo antropomorfismo, questo componente dell’ultimo istante, questo componente particolare e inopinato appare un po’ come l’artista che dà forma a una materia plastica già preparata. Marc Bloch, Apologia della storia O mestiere di storico Einaudi 1969

[mio il grassetto]

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4 commenti su “Il passo falso

  1. Anche il passo falso determinato da una distrazione è da attribuirsi ad una scelta; si può scegliere di dedicare più attenzione a dove posare , di volta in volta, i piedi.
    Tutto è determinato da una scelta, lasciarsi andare al fatalismo è sempre un alibi per scaricare lontano da se le proprie responsabilità, così nei piccoli fatti come nei grandi. Solo laddove si innesca l’istinto primordiale di conservazione, si può comprendere una scelta compulsiva che può portare a non alzare sufficientemente il piede, in quanto, per economia, si tende a portare l’attenzione sul pericolo che in un dato momento sembra essere il più imminente o penalizzante.
    Ovviamente tutto ciò non è assolutamente certo anche perché forse non ho capito un bel niente.
    Un abbraccio

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