Tentativi di depistaggio

La prima mossa fu ricorrere all’unica grande rivoluzione perfettamente visibile e certificata nella storia recente del genere umano. Nei primi mesi del 2007 iniziai a digitare su google nomi e cognomi che non pronunciavo a voce alta da molto tempo, a chiedere amicizia su facebook, a esplorare gli aggiornamenti dei blog e le rozze aperture di myspace. A volte la traccia era labile: vecchie conoscenze che partecipavano a seminari accademici o si vedevano pubblicare su un quotidiano on line i loro pareri sulle ultime convocazioni del ct della nazionale di calcio. In altri casi le testimonianze sul web della persona che cercavo erano assenti. In altri casi ancora passavo intere notti a scandagliare gli archivi di un blog e a rabboccare tazze di caffè solubile.

La prima conclusione a cui giunsi dopo queste immersioni nelle profondità del www, fu che i miei vecchi amici usavano internet come un indispensabile strumento difensivo. Nei loro contributi in html elencavano i lavori che avevano cambiato o i luoghi in cui avevano trascorso le vacanze estive, esprimevano opinioni -talvolta anche molto acute- sui film della stagione o sulla nostra vita politica. Ma si trattava di fumo negli occhi. Persino le pagine personali piene di emoticon e altri espedienti drammaturgici sembravano seguire una strategia di occultamento: tentativi di depistaggio attraverso la sovraesposizione di se stessi. Guardando quelle pagine il cui scopo dichiarato era darsi generosamente in pasto a chiunque, nulla emergeva di fondamentale sulla situazione dei loro autori. Ragionamenti intelligenti, tirate polemiche o spiritose, piccole bizzarrie, quello sì. Ma che opinioni avevano di se stessi, cosa si aspettavano dal futuro, da quali paure venivano perseguitati… tutto questo, provvidenzialmente, non veniva fuori. Era come se -nell’epoca dello sputtanamento globale- avessero trovato un espediente per affidare alla parte divagatoria delle loro vite il compito di distrarre i voyeur da tutto quanto il resto. Se c’era qualcosa di rivelatorio, nelle loro tracce telematiche, era la volontà di proteggere se non addirittura di nascondere qualcosa. Mi sembrò una strategia ammirevole. Nicola Lagioia – Riportando tutto a casa, Einaudi 2009

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4 commenti su “Tentativi di depistaggio

  1. Perfetto. Dev’essere un bel libro.
    Poi ci sono quelli che si fanno prendere la mano dai contavisite… (ma questa è storia mia, anche triste – che tristezza quando finisce un’amicizia, su queste cose, poi…)

  2. Ma allora non è cambiato niente: anche prima era così, protezione di una parte di se dallo sputtanamento non ancora globale. Non lo so se son proprio d’accordo con questo signore.

  3. Non so se è un bel libro, mi è piaciuto, ma senza entusiasmo.
    @Pess, ho pensato la stessa cosa. C’è pure la teoria che raccontare la verità sia il modo migliore, per depistare 😉

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