La scrittura quotidiana

Non la scrittura del romanzetto (che un italiano su due ha già scritto, e tiene nel cassetto), al quale dedicare inutilmente la propria vita. No, la scrittura quotidiana, funzionale, di note appunti riassunti; di impeccabili rapporti di ufficio, se si ha un ufficio; e in mancanza, di un diario personale. Da non inviare a nessun editore, finché è possibile. Sì, perché solo scrivendo, solo esprimendosi con quel controllo e con quella compiutezza che la scrittura impone, si esce dal groviglio di emozioni informi e di pensieri confusi che costituiscono con rispetto parlando il nostro mondo interiore. Noi non scriviamo più. Ci esprimiamo in modo smozzicato e rudimentale. Quasi ci vergogniamo di tirar fuori una frase compiuta e azzeccata, un aggettivo imprevisto. Siamo poverissimi.

Beniamino Placido (qui, grazie a Loredana Lipperini)

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13 commenti su “La scrittura quotidiana

  1. Me lo ricordavo benissimo, quasi a memoria. E’ un consiglio che dava anche Stevenson: scrivere, ricopiare le pagine che ci piacciono scritte dai grandi, e farlo per noi stessi.
    Ho letto un’intervista recente a Ermanno Olmi che dice le stesse cose…Pubblicare e farsi leggere è bello, ma un po’ di narcisisimo in meno sarebbe un’ottima cosa.
    Grazie per aver messo questo post!
    🙂

  2. Ed è un consiglio che danno anche gli psicoanalisti, dicono che serve a mettere la giusta distanza tra il sé e i pensieri (per la consapevolezza?). Quanto a farsi leggere, arriva un momento che non ti (mi) va più; come una specie di estraneità e riserbo insieme, nei propri (miei) confronti e verso chi (mi) legge.
    Lauretta cara, Lauretta bella, le parole “importanti” non si fanno impressionare dalle omplicazioni 😉

  3. a me in casa d’altri piace essere accettato, conversare, ascoltare musica, mangiare qualcosina…
    poi se i mobili non mi picciono troppo ne parlo con la mia compagna, in macchina, sulla via di casa.
    😉

  4. aria nuova e veste nuova 🙂
    sottoscrivo il tuo commento ” Quanto a farsi leggere, arriva un momento che non ti (mi) va più; come una specie di estraneità e riserbo insieme, nei propri (miei) confronti e verso chi (mi) legge”
    provo questo da un pezzo direi, ma non so se sia un bene
    ciao angela.

  5. Li per lì mi sono un po’ persa… avevo paura di aver sbagliato casa…..
    Molto elegante il nuovo arredamento…..
    Sono d’accordo…..io scrivo quando ho bisogno di “guardare” i miei pensieri…. sono sul blog ma solo pochi amici cari possono venire e con loro apro volentieri il mio cuore…

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