Le parole stanno a zero

… la possibilità dei software di affrontare ogni minimo dettaglio relativo alla loro funzione diminuisce a sua volta gli spazi di indipendenza nel loro uso. Dopo un po’ non c’è più niente che possiamo fare “in un altro modo”.

Per esempio, il blog…

È il mio blog; lo scrivo io: è pieno di cose che parlano di me e che ho pensato io. Quel che è e quel che comunica lo decido io, tra infinite possibilità. Ma siamo sicuri? Quanto di ciò che questo blog comunica si deve a me e quanto a WordPress, la piattaforma su cui funziona? Quanto sono infinite le possibilità, rispetto alle straordinariamente più infinite possibilità di comunicazione che avrei se non mi limitassi a un blog, se non mi limitassi a WordPress, se non mi limitassi a questa forma canonizzata? Quanto decido io del fatto che c’è una testata, ci sono delle colonne, c’è un ordine cronologico inverso, ci sono dei titoli, ci sono dei links a destra? Voi direte che questo vale per ogni cosa della nostra vita: ciò che vi sto comunicando è già limitato dalla scelta di usare la lingua italiana, questo alfabeto, la scrittura. Ed è vero, ma io se vi incontro per strada posso ancora scegliere di salutarvi facendo una capriola e urlando “squerepèz” mentre vi consegno il bottone della mia giacca di cartone (anche se probabilmente opterò per “buongiorno!”): mentre qui non posso che scrivere un post. Ne ho scritti migliaia: erano tutti post. Erano tutti uguali.

Altro esempio, Facebook … puoi leggere tutto l’articolo da Wittgenstein

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2 commenti su “Le parole stanno a zero

  1. è vero che c’è questo rischio (in qualche caso ben realizzato) di omologazione, però io credo che l’omologazione finisce dove cominciano i contenuti: se le paginette di facebook sono tutte uguali, ciò che cambia non è la foto o la data di nascita, ma i contenuti: e i contenuti dicono quello che sei, e tu puoi scrivere tutto quello che vuoi, nei limiti del codice penale. Per strada ci vestiamo praticamente tutti allo stesso modo, ma non c’è omologazione che tenga se poi quando parli con qualcuno dici cose intelligenti o stupide.

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