E via che si va

Quanto al linguaggio d’azione, è il corpo che lo parla; eppure esso non è dato di colpo. La natura concede soltanto che, nelle diverse situazioni in cui si trova, l’uomo possa fare dei gesti; il suo volto è agitato da movimenti; emette gridi inarticolati – ossia “non formulati né con la lingua né con le labbra”. Tutto ciò non costituisce ancora linguaggio e nemmeno segno, ma effetto e prolungamento della nostra animalità. Tale manifesta agitazione presenta tuttavia il vantaggio di essere universale, non dipendendo che dalla conformazione dei nostri organi. Donde la possibilità per l’uomo di rilevarne l’identità in se stesso e nei suoi compagni. Egli può così associare al grido che ode al suo simile, alla smorfia che scorge sul viso di lui, le stesse rappresentazioni che hanno, più volte, duplicato i suoi propri gridi e i suoi propri movimenti. Può accogliere tale mimica come l’indice e il sostituto del pensiero altrui. Come segno. La comprensione comincia.
Michel Foucault, La prosa del mondo| BUR

Shout, Tears4Fears

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