Avanti popolo, clic

L’attivismo digitale è un pericolo per la sinistra. Le sue inefficaci campagne di marketing finiscono solo col diffondere cinismo politico tra le persone e sottraggono attenzione ai movimenti radicali più genuini. La sostituzione di campagne consistenti con le logiche della pubblicità ha come risultato finale il progressivo diffondersi del disinteresse politico.

Un altro termine con cui ci si riferisce all’impoverimento dell’attivismo digitale è slaktivism, dall’unione dei due termini slacker e activism. In inglese slacker significa “lavativo”, con slaktivism si vuole quindi suggerire che fare attivismo online è semplicemente un modo pigro e facile per tenere a posto la propria coscienza. Le firma di una petizione su Facebook o la diffusione di qualche video connesso a cause sociali sono spesso citati come esempi di questa pratica.

Forse è arrivato il momento di porsi una domanda molto difficile: siamo sicuri che i risultati ottenuti attraverso queste campagne online valgano le perdite subite dalle organizzazioni più tradizionali, che sempre più spesso sono snobbate dalle persone che preferiscono forme più comode – ma la cui efficacia deve ancora essere tutta dimostrata – di attivismo. Non si tratta di cercare di capire se il lavoro di mille slaktivist equivale al lavoro silenzioso e spesso non riconosciuto di un solo attivista tradizionale. Il vero problema qui è capire se la sola opzione dello slaktivism possa disincentivare l’azione concreta di quelle persone che in passato si sarebbero confrontate direttamente con dimostrazioni, volantinaggio e sit-in. Spingendole a optare per una più facile sottoscrizione a qualche centinaia di cause via Facebook. Se questo sta davvero accadendo, allora vuol dire che i tanto osannati strumenti della libertà digitale ci stanno solo portando ancora più lontano dall’obiettivo di costruire una società civile e democratica. Il Post

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2 commenti su “Avanti popolo, clic

  1. è un’ottima riflessione. mi chiedo da tempo la stessa cosa davanti alle raccolte di firme, quelle per l’acqua, per esempio (le ultime che mi ricordo) con i tavolini per il referendum, eccetera.
    Poi i conti, quelli veri, si fanno alle elezioni: e qui cascano le braccia, perché se la gente non si veglia nemmeno quando gli portano la pensione a settant’anni, o quando si pagano 450 euro per la scuola (al mese!), cos’altro bisogna sperare, cosa bisogna fare?
    L’ultima volta che ho provato a dire mezza parola mi hanno risposto ironici: “ah, ma tu leggi Repubblica…”
    Spero sempre che da te le cose vadano meglio che qui a casa di Bossi…

    • le firme per l’acqua sono per una buona causa, un referendum, uno dei pochi che vinceremmo, secondo me.
      In effeti il numero di gente che vota il nano non è elevato, dunque bisogna motivare chi si astiene e qui dovremmo confrontarci con tanti furbi (che militano nei cobas della scuola per es) che s’incazzano quando gli chiedi di registrare il contratto d’affitto – basta, sono stufa di pagare tasse a questo stato! 😐
      Va meglio, con un po’ di fortuna, per questo spero che Vendola cambi e rafforzi una nuova mentalità, altro che fare il leader nazionale, e poi ci sono i salentini che vogliono la loro regione. Non so, ma trovo sempre strumentali iniziative di questo genere

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