O Rey

Fuori pioveva e lui doveva raggiungere l’aeroporto, stavamo sul ballatoio della casa di nonna, quella che abitavo da bambina. Per coprire l’intonaco irregolare -probabilmente- tipico delle vecchie casa, i muri erano stati rivestiti di legno e sul pavimento c’era  il parquet, per questo non l’avevo riconosciuta, subito.

Dunque, pioveva e così gli ho prestato le scarpe adatte, per poter camminare, velocemente, sull’acqua: un paio di geta con quattro tacchetti tondi di gomma. Mi ha guardato, stupito, ma davanti al mio sorriso convincente ha preso i sandali ed è andato via, sotto la pioggia.  Peccato, neppure il tempo di chiedergli l’autografo: era Edison Arantes do Nascimento,  Pelé

*la canzone non c’entra nulla, o meglio, mi sono svegliata con queste parole in testa io ti ringrazio sconosciuta compagnia...

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3 commenti su “O Rey

  1. e giocati i numeri, no 😉
    pure l’inconscio tieni ironico e non ci hai raccontato il resto…dalla canzone, hai fatto baldoria

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