L’unità d’Italia

Ieri sera ho visto “I compagni” di Mario Monicelli, un film del 1963

Volevo raccontare una storia del passato che mi è venuta come commedia, perché io vedo il mondo come commedia: la battaglia sindacale poteva essere rappresentata anche con toni divertenti, perché in ogni momento della vita di ogni comunità umana ci sono amori, scherzi, divertimenti, soprattutto se i protagonisti sono giovani […]
L’idea era quella di fare una commedia con tanti personaggi, un film corale nel quale ci fosse ben presente l’elemento storico. Ci affascinava l’idea di essere i primi a raccontare una storia di operai e di scioperi, argomento che era stato sempre tabù in Italia. Ma, come ho detto altre volte, in Italia la società era a destra ma il cinema stava a sinistra e noi affrontammo il film come una sfida, una piacevole sfida. E come tutte le sfide, mettevamo nel conto che potesse andare male, e infatti il film non ha avuto il successo che speravamo e che meritava. Non è piaciuto ai borghesi perché parlava di scioperi, e agli operai politicizzati perché temevano che l’ironia con la quale raccontavamo la vicenda potesse gettarli nel ridicolo. Ma è stato il film per il quale abbiamo compiuto il massimo sforzo di ricerca.


notte e giorno a lavorare…es la hora de luchar

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Un commento su “L’unità d’Italia

  1. io lo faccio vedere spesso e in genere piace. Piace la ricostruzione storica, per quanto un po’ approssimativa, piace la cadenza torinese di alcuni doppiatori, piace molto quella scena in cui anche i proletari torinesi scoprono che c’è sempre qualcuno “più proletario”, piace quel pizzico di pepe che ci mette Jeanne Moreau (anche se loro non conoscono quella canzone che fa: “son nostre figlie le prostitute / che muoion tisiche negli ospedal”), piace a chi è cresciuto con una signora che in tv faceva indovinare il numero di fagioli contenuti in un recipiente di vetro, ritrovare la stessa signora in un ruolo di secondo piano.
    Piace meno scoprire che – mutatis mutandis – a Torino siamo ancora lì.

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