Oh issa (sarà tempo di levare l’àncora?)

Diversamente dall’era della costruzione delle nazioni, la cultura liquido-moderna, non ha “persone” da “coltivare” ma clienti da sedurre. E, a differenza della cultura “solido-moderna” che l’ha preceduta, non punta più a finire il lavoro (quanto prima, tanto meglio). Il suo lavoro consiste anzi nel rendere permanente la propria sopravvivenza, temporizzando tutti gli aspetti dell’esistenza che erano affidati alla sua tutela, che rinascono come clienti.
La politica solido-moderna che consisteva nel fare i conti con la differenza, assimilabile alla cultura dominante, nel privare gli estranei della loro estraneità, sebbene auspicata da alcuni non è più sostenibile. Ma nemmeno le vecchie strategie di resistenza all’interazione e fusione tra culture hanno probabilità di funzionare, per quanto siano preferite da chi è affezionato alla rigida separazione e all’isolamento delle comunità di appartenenza (più propriamente delle comunità-di-appartenenza-per-nascita).
L'”appartenenza”, afferma Jean-Claude Kaufmann, è oggi utilizzata principalmente come risorsa dell’ego. Kaufmann sconsiglia di pensare alle collettività di appartenenza necessariamente come comunità integranti, e raccomanda piuttosto di concepirle come fenomeni che accompagnano il processo di individualzzazione, come una serie di stazioni di servizio o di motel lungo la strada che contrassegnano la traiettoria dell’io che si forma e riforma continuamente.
Francois de Singly fa giustamente notare che le teorizzazioni sulle identità di oggi farebbero bene ad abbandonare le metafore delle “radici” e dello “sradicamento” (e potremmo aggiungere, il tropo ad esso correlato dell'”estirpazione”) che implicano un atto una tantum, definitivo e irreversibile di emancipazione individuale dalla tutela della comunità di nascita, e a sostituirle con le immagini del gettare e issare ancore.
In effetti issare un’àncora, contrariamente allo “sradicare” e all'”estirpare”, non ha niente di irrevocabile, tanto meno di definitivo […] le ancore vengono issate solo nella speranza di poterle felicemente gettare altrove; e possono essere gettate con la stessa felicità in tanti porti, diversi e distanti tra loro. Inoltre, le radici disegnano e predeterminano la forma della pianta che si svilupperà da esse ed escludono la possibilità di ogni altra forma, le ancore, invece, sono soltanto strumenti ausiliari della nave e non ne definiscono caratteristiche e qualità. La scelta del prossimo porto in cui gettare l’àncora dipenderà molto probabilmente dal tipo di carico che la nave trasporta in quel momento[…]simili a navi che attraccano frequentemente o saltuariamente, in diversi porti, i vari io in cerca di riconoscimento e di conferma della propria identità si sottopongono alla verifica e all’approvazione delle proprie credenziali nelle “comunità di riferimento” cui chiedono di essere ammessi nel corso del viaggio (che dura tutta la vita); e ogni “comunità di riferimento” definisce i requisiti sul tipo di documentazione da presentare. Tra i documenti da cui dipende l’approvazione vi sono di solito il registro della nave e/o il diario di bordo del comandante, e a ogni fermata il passato (sempre più appesantito dagli atti dei precedenti scali) viene nuovamente esaminato e valutato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...