Signore e signori, buonanotte


A cosa servono i sogni, quelli che si fanno di notte, un giorno approfondirò l’argomento, forse, per ora mi basta ricordarli, raccontarli.
L’altra notte, per esempio, dovevo sposarmi così, all’improvviso
Ma il prete (il prete?) lo sa? la chiesa (la chiesa?) è pronta? Sembrava che lo sapessimo solo mia sorella e io: ci affannavamo come matte per stare nei tempi, mancava tutto.
Il vestito?
dai, mettiti quello dell’altro matrimonio
ma non mi andrà più.. Attenta alla cerniera…
Mi entrava, anche meglio di quella volta, però era diventato trasparente, s’intravedevano le mutandine e le giarrettiere
devo andare in chiesa così? E le scarpe, dai non posso tenermi queste scarpe grigie, e queste calze “fumo” non ci azzeccano
Ci tenevo agli accostamenti giusti, agli accessori intonati.
Oh ma è già l’una, la chiesa sarà ancora aperta?
E corri, va in chiesa ti raggiungo con le scarpe giuste.
Allora m’infilavo il cappottone nero, asburgico, e mi mettevo a correre tutta contenta, verso la chiesa, traballando sulla ghiaia del giardino.
Sempre io, intanto, ma da una panchina, facevo il tifo per quella sposa povera, improvvisata e felice.
Continuava a correre, poi si fermava e urlava alla sorella:
Ohhhh M. ma chi mi sposo?
Stanotte, invece, ho incontrato Vittorio Gassman, davanti a una bilioteca storica di chissà quale citta. Aveva un cappottone di cammello beige, il cappello in testa e teneva per mano una bambina, una nipotina. Come un deja vu, da un film, forse perchè ieri sera mi sono commossa ad ascoltare Scola, in tv, perchè le storie che ha raccontato finisci per confondorle con quelle che hai vissuto, con altre facce, ma con le stesse parole.
Vabbè, allora eravamo dinanzi a una scala angusta, unico pertugio di accesso alla biblioteca, scambiavamo considerazioni sulla stranezza di quell’apertura, io ricordavo una crisi di panico che mi era venuta a Torino, infine lui rinunciava e si allontanava, sorridendomi (un’anima del purgatorio -come dice mia madre- avrà bisogno di un fiore, una preghiera, di essere ricordato) .
Io, invece, non rinunciavo all’impresa e così, per altre vie -altrettanto anguste – giungevo in una saletta, vuota, con tavolini di vetro, c’era una signora bionda, bassa e cicciotta, la bibliotecaria: mi avvisava che i libri delle storie perdute non stavano più in quella stanza, se m’interessava, c’erano quelli delle storie scomparse o sospese, aveva abbassato la voce e non ho capito. Se c’era un finale, una continuazione, non so, immagino che da qualche parte, i sogni siano catalogati e archiviati e forse è anche possibile rivederli, magari inserendo parole chiave: Vittorio Gassman, per esempio o C’eravamo tanto amati.

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Un commento su “Signore e signori, buonanotte

  1. ome mi piacciono i sogni!!!! Sono sospesi in un limbo che ha i colori dell’arcobaleno, anche se di volta in volta uno dei colori prende il sopravvento……
    E poi gli strani intrecci, le strane vie che si percorrono….a volte sembra proprio realtà quella che si sta vivendo e anche a ricordarli più tardi si ha quell’impressione….
    Mi piacerebbe trovare l’archivio dei sogni ma evidentemente è difficile arrivarci….

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