Sempre di domenica

È stata una giornata da finestrini abbassati, da giubbotti in pelle, poi c’è sempre quella che, anche solo un collo di pelliccia sulla giacca, sul cappotto, lo deve mettere, altrimenti che autunno è. E lo solleva, stringendolo e accarezzandolo contro la guancia, quando un leggero venticello smuove appena le punte più alte degli alberi. Ha una sensibilità incredibile, la ragazza, che poi ragazza non è, anche se tra le amiche è l’unica a non essere ancora nonna. Le altre indossano i soliti piumini trapuntati, quelli che sembrano sacchetti per l’immondizia, effetto della globalizzazione, vestono tutte come le signore del nord, con la differenza che quelle sono secche secche.
Sono state già in chiesa, per la messa delle dieci, e ora si ritrovano nei giardinetti, chiamati pomposamente “Villa Comunale” con i rispettivi mariti, per andare a prendere l’aperitivo (sempre per la globalizzazione). Occupano le stesse panchine da generazioni, lo stesso per i banchi della chiesa e per i (futuri) loculi al cimitero.
Non hanno figli che che sono andati all’estero o al nord, se sono stati via, è stato per un breve periodo, sono stabili, nei secoli dei secoli, sono il punto di riferimento di tutto il paese.
D’altro canto, pare che se non frequenti i giardinetto o il mercato settimanale, sei un forestiero.
Non sei del paese?, mi ha chiesto una signora ucraina, in stazione, qualche settimana fa. Ho pensato, ha notato la differenza del mio italiano senza cadenze e vocali aperte. Macché, non mi aveva mai incontrato al mercato e difatti, ci vado raramente.
E la domenica scorre così, con il pranzo a casa dei suoi -di lei o di lui- oppure al ristorante tipico, prenotato la sera prima, perchè il proprietario ci conosce e quando s’incontrano si danno del tu e si salutano abbracciandosi e baciandosi sulle guance, carissimo, mia cara signora. Evviva.
Dopo l’ultimo assaggia questo è un liquore nostra produzione, ribaci e riabbracci, passeggiano -le signore tra loro, i maschi seguono- nel borgo che da noi si chiama centro storico o paese vecchio, dipende dalla sensibilità e dal livello di istruzione. E quella stringe il collo di pelliccia contro la guancia, dovevo mettere la pelliccia, in collina il vento è più pungente, dice.
Chi invece ha preferito il pranzo casalingo, nel primo pomeriggio di una giornata così bella, si sposta al mare a mangiare due ricci.
Sicuramente, prima di tornare a casa, dal mare o dal centro storico, si fermeranno tutti a mangiare il gelato.

Per essere forestiera, faccio una discreta passeggiata, prima di arrivare a casa di mia madre, giusto per godermi la fioritura tardiva di rose antiche, del giardino di Giulia, l’odore del ragù buono preparato da Mariuccia. Intorno, tutte le strade -quelle strette, in tutt’ e due i sensi- sono occupate da macchine.
Nessuno si arrabbia, tutti si conoscono. Succede sempre di domenica.

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2 commenti su “Sempre di domenica

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