Le giornate corte


Nelle belle giornate di dicembre – mi consolo con la mitezza metereologica, perchè detesto dicembre, questo mese richiede uno sforzo per affrontare tutt’insieme le relazioni tenute a bada nel corso dell’anno, per sopportare tutte le rogne e le aspettative festivaliere, preferisco avere un anno in più pur di scivolare senza traumi, a fine gennaio- dicevo, nelle belle giornate di dicembre, la luce scende già intorno alle quattro del pomeriggio, ma non accendo subito la luce, aspetto che il buio cali nella stanza. Il monitor è l’unico punto luce in tutta la stanza, una intensità autoreferenziale, tutto intorno sprofonda nel buio mentre fuori per pochi minuti le cose appaiono più nitide per quegli ultimi riflessi mandati dal cielo. Se la giornata è stata particolarmente bella e soleggiata, il tramonto rilascia sui muri, sul resto del paesaggio, nonché sulle rare persone che preferiscono uscire a piedi una rosea parvenza. Aumentano anche i cinguettii sugli alberi, come dire è un bel momento poetico.

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2 commenti su “Le giornate corte

  1. Sottoscrivo la storia delle rogne festivaliere e dell’ansia feroce che si portano appresso, un grumo di gente e affetti che sembra un gigantesco blob tentacolare.

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