And I don’t see no confusion anywhere

Pensavo, dopo il sogno di stanotte, che non mi sono mai esibita su un palco, ma anche seduta su uno sgabello, per dire. Da bambina o appena adolescente, sì, come tutti, alle recite scolastische, soprattutto sugli scalini o sulla sedia. L’esibizione, in genere, seguiva i festival: Sanremo, Castrocaro, Un disco per l’estaste, la mazza della scopa fungeva da microfono. Eseguivo canzoni a richiesta, Little Tony per le zie, Joe Sentieri per mia mamma, la Cinguetti per le vicine di casa. Antoine non me lo chiedeva nessuno, perchè non avevo l’aria a la garçonne, ça va sans dire, mia mamma mi acconciava i capelli a non ho l’età. Non erano i miei cantanti preferiti, tanto meno la musica che mi piaceva, ma bastava rassomigliare a qualcuno visto in televisione o sui rotocalchi e diventavi –Angela, la figlia di… quella che si somiglia a…- una specie di valore aggiunto, un segno particolare da aggiungere all’identità.
Al liceo che ho frequentato, nessuno era interessato a formare “gruppi”, chè band non si diceva ancora, le ragazze di buona famiglia suonavano il pianoforte. La musica si ascoltava dai giradischi e poi si commentava, si ostentava la conoscenza di questo o di quella, ma non s’interpretava nessuno, nemmeno per gioco.
Negli anni successivi, all’università, pur non mancando palchi e panchetti, si pensava ad altro, la politica era una cosa seria, le parole solo quelle dei cantautori accreditati.
Al giardino, ogni tanto, Piero arrivava con la chitarra, si cantava il repertorio di lotta, non erano tempi da interpretazione individuale, da canzonette leggere, bastava non stonare nel coro. Quelli più intraprendenti avevano imparato a suonare il sassofono o la tromba e facevano il jazz.
L’esibizione canora si fece privata, davanti allo specchio, e Lillì Marlen, bella più che mai, sorride e non ti dice la sua età
E poi basta, malgrado gli anni ’80, nemnmeno il karaoke ai festini privati, però ho continuato a assomigliare ora a questa ora a quello, persino a Anthony Kiedis dei Red Hot Chili Peppers, per esempio, abbiamo portato lo stesso colore e taglio di capelli, come mi fece notare -ai tempi di Californication- uno studente delle medie.
Peccato, mi ripeto, guardando un video su youtube, in tutti questi anni non ho mai pensato di imparare a suonare, dicono sia facile Chiunque può suonare la chitarra e non sarà più una nullità, io sono pigra.
Oh, a dirla tutta, non credo che i sogni son desideri, considerato che non mi è mai importato di salire su un palco per cantare, tantomeno per suonare la chitarra, non sono così disinvolta, caso mai –e se proprio insisti-, posso suonare la batteria.

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2 commenti su “And I don’t see no confusion anywhere

    • qualcosa ho perso, e qualcosa ho guadagnato… adoro questa donna
      Grazie Mauro, smack

      (mi manca la spensieratezza, per cantare, spero che finisca presto questo inverno)

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