La chair est triste

Potevo restare fuori a lavorare, al sole, ma è ancora marzo, c’è pure vento e poi mi verrebbe mal di gola.
Pensavo, so molte più cose di gente che mi sta lontano chilometri, che sulla vicina: ogni tanto scosta la tenda, per guardarmi oltre il vetro, mentre pigio tasti. Immagino che si faccia un sacco di fantasie sui miei presunti amanti virtuali, è così no? si batte sui tasti solo per chattare, per amoreggiare.
Ho risposto che no, non è così non serve solo a quello internet, alla mia shampista, lei non ha un pc in casa, ma ha comprato l’iPhone e naviga, chatta su FB. Sta mandando all’aria il matrimonio, perchè qualcuno la corteggia con insistenza. Non capisce le potenzialità del virtuale, d’altro canto, hai voglia a scrivere parole tante o giuste, il bisogno, il desiderio si nutrono di carne.
Io, per esempio, ora preferirei stare in un prato a correre, a cadere nell’erba,  sul desiderio di chi so io, ma non concedo al mio corpo questo lusso, la libertà la lascio solo alle idee.

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