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Dimmi, ho ancora tanto da imparare

Le gemme fremono, ma non ci sono fiori sugli alberi, le mimose sono già sfiorite, lungo i bordi delle strade sopravvivono le calendule, piccole e arancioni. Stiamo a marzo, un mese simpatico, marzolina mi chiamava la nonna, quella materna, con soddisfazione perchè lei era nata in questo mese. Acqua di mare, diceva l’altra, la madre di mio padre, non perchè mi movessi tanto, ma perchè non stavo mai ferma con i pensieri. Ero una incostante e irrequieta, questo pensavano di me e siccome ci si adatta sono diventata come dicevano loro, e senza sforzo. Ecco! Tu potresti pensare che sono inaffidabile, no! con abile ragionamento tutt’e due spiegavano che quelle caratteristiche mi rendevano più credibile, perchè il movimento, il cambiamento è nella natura dell’uomo, anzi della donna, insomma non faccio finta.
Una volta sono scesa all’inferno, per andarmi a riprendere qualcuno, non c’era nessun dio. Se non sai leggere la musica è meglio, impari a ascoltare.

Sleepwalk

Guarda la luna, la lune ne garde aucune rancune,
strizza il suo occhio languido,
sorride agli angoli,
liscia la chioma dell’erba.
La luna ha perduto la memoria.
Un vaiolo slavato le screpola la faccia,
gira con la mano una rosa di carta,
che profuma di polvere e d’eau de Cologne,
è sola, con tutti gli antichi profumi notturni
che le incrociano e incrociano dentro il cervello
[…]
La piccola lampada disegna un cerchio sulla scala.
Sali.
Il letto è pronto; lo spazzolino è appeso al muro,
Posa le scarpe davanti alla porta, dormi, preparati alla vita.
L’ultimo rigirarsi del coltello.

Tutti abbiamo bisogno di auguri

Non vado da nessuna parte, resterò a casa. Nessun segno, non vuol dire nulla, solo che ci sono meno soldi e molti sono a letto con l’inflenza. Non mi lamento, anzi, cerco tranquillità, sto bene con le solite cose e sottovoce. Ho proprio voglia di stare da sola, prepararmi tante robine buone, mangiare golosa e brindare con me, ma non posso lasciare soli mamma e papà. Finchè non ci sono, sono partita, pace, ma se sto sola a casa, perchè non vado a stare con loro? Possiamo venire noi da te, volendo, preparo tutto io, non ti preoccupare. Come faccio a spiegare –voglio stare da sola a fine anno, hai visto mai che mi porti buono, nessuno sta da solo a fine anno. Va bene, ci faremo compagnia e dopo averli accompagnati a casa mi prenderò il resto della notte e per l’occasione mi fumerò un sigaro, al buio, con qualche candela e la mia song.
BUON 2011 A TUTTI
[il finale me l’ha suggerito Lastella]

A qual fine?

L’uomo non vive soltanto la sua vita personale come individuo, ma -cosciente o incosciente – anche quella della sua epoca e dei contemporanei […]
Il singolo può avere di mira parecchi fini, mete, speranze, previsioni, donde attinge l’impulso impersonale, se l’epoca stessa, nonostante l’operosità interiore, è in fondo priva di speranze e prospettive, se furtivamente gli si rivela disperata, vana, disorientata e al quesito formulato, coscientemente o no, ma pur sempre formulato, di un ultimo significato, ultrapersonale, assoluto, di ogni fatica e attività, oppone un vacuo silenzio, ecco che proprio nel caso di uomini dabbene sarà quasi inevitabile un’azione paralizzante di questo stato di cose, la quale, passando attraverso il senso morale psichico, finisce con l’estendersi addirittura alla parte fisica e organica dell’individuo. Per aver voglia di svolgere un’attività notevole che sorpassi la misura di ciò che è soltanto imposto, senza che l’epoca sappia dare una risposta sufficiente alla domanda “a qual fine?”, occorre o una solitudine e intimità morale che si trova di rado ed è di natura eroica, o una ben robusta vitalità.