Frammento 353 (12 – 1)

Stavo pensando che un tempo, un orizzonte nascosto da una collina, da un bosco… da quello che ti pare, stimolava fantasie, ti spingeva a inventare storie o all’avventurosa scoperta di quel mistero, in questo caso, solo se eri audace.
Ora, invece, vai su google maps, (e per fortuna), spesso là dietro non c’è niente ed è meglio tenersi la fantasia.

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A volte basta soltanto una canzone


Il passato è più facile da leggere: uno si volta all’indietro e, potendo, dà un’occhiata. E poi, sia come sia, esso rimane sempre impigliato da qualche parte, magari a brandelli. A volte bastano soltanto l’olfatto e le papille gustative, è notorio: lo sappiamo da certi romanzi, anche belli. Oppure un ricordo, quale che sia: un oggetto visto nell’infanzia, un bottone ritrovato in un cassetto, che so, una persona che essendo un’altra te ne ricorda un’altra…E all’improvviso sei lì

L’anno che decisi di leggere Camilleri

Stavo in vacanza al lago. Un posto tranqullo, con un chioschetto dove vendevano gelati e torta al testo, pochi alberi per l’ombra, un prato rado e incolto, che piaceva alle formiche. Faceva molto caldo, gli stranieri facevano il bagno, quelli del posto restavano seduti nel chiosco, guardavano le ragazze, in toppless, commentavano, si lanciavano in progetti. Tra una marchetta e l’altra ogni tanto si fermava una signorina, per mangiare un ghiacciolo, che con ‘sto caldo è l’unica cosa che riesco a ingoiare. E tutti (quelli del posto) a ridere come cretini.
Avevo scattato molte fotografie quell’anno, perchè mi avevano prestato una digitale, per fare prima, perchè la mia yashica era in riparazione. Insomma, faceva proprio caldo, ma in collina si stava bene, un po’ meno sotto l’albero al lago, e per distrarmi leggevo Camilleri: una trentina di pagine, poche per qualsiasi decisione critico-letteraria, ma avevo tempo, Un mese con Montalbano, e poi ero anche impegnata ad allontanare le formiche. Il libro era in prestito e dunque inutilizzabile per altro uso, seppure quelle che si arrampicavano tra le righe mi ispiravano solo la chiusura violenta dello stesso: minchia, leggetevelo per sempre, maledette. Mi limitai a scuoterlo, tenendolo da un angolo della copertina e lo riposi nello zaino. Era già tardi e tra doccia, vestizione e cena, bisognava prepararsi per il concerto serale, Branford Marsalis Quartet. Lo zaino, con Camilleri e la digitale, era rimasto sul sedile posteriore dell’auto parcheggiata dietro ai giardini del Frontone. Il giorno dopo andai a comprare Un mese con Montalbano, per la digitale -non era nuova – avremmo dovuto patteggiare una cifra, al ritorno.  Per il resto della settimana usammo la panda di L. per andare in città. La grigio ratto rimase sotto il pero e per impedire ai gattini e a altre bestie, diurne e notturne, di entrarci, G. chiuse il triangolo del vetro mancante, con un telo e lo scotch argentato.
Non tornai al lago e non feci più fotografie, rimasi ad abbronzarmi in collina, e a leggere due romanzi di Simenon, appena comprati.

…questa città che nessuno celebra

Trani, eleva un duomo alto come un’acropoli e una torre che ne misura la distanza dal cielo